A Madrid si svegliano: niente speculazioni edilizie sul nuovo Bernabeu

E dopo l’Unione Europea, anche Madrid dice no al nuovo Bernabeu. Il Tribunal Superior de Justicia di Madrid ha provvisoriamente fermato le modifiche al piano regolatore della capitale spagnola che prevedeva anche l’espansione del Santiago Bernabeu, lo stadio del Real Madrid. La decisione del giudice bloccherà, oltre ai lavori per lo stadio anche la costruzione di un centro commerciale nell’area. È stata dunque accolta la richiesta dell’associazione ecologista Aedenat, che aveva sollecitato il veto da parte della giustizia spagnola.

bernabeu

Il rendering del nuovo Bernabeu

La decisione del Tribunal arriva dopo oltre un anno dall’apertura dell’indagine preliminare da parte della Ue. Ad essere nel mirino è l’accordo del 1996 tra i Blancos e il comune di Madrid, stipulato per lo sfruttamento dei terreni attorno allo stadio Santiago Bernabeu per la costruzione di un centro commerciale e un albergo. In particolare, il Comune avrebbe “largamente sovrastimato” il valore dei terreni di Las Tablas quando , nel 2011, decise di rientrarne in possesso. I terreni nel 1998 vennero valutati 421.000 euro, ma tredici anni dopo il valore è stato stimato in 22,7 milioni di euro. Un vero e proprio aiuto di stato, sebbene mascherato, e maturato in un Paese in pieno default. Una situazione in cui la crisi generale (la disoccupazione è al 26%, giusto per fare un esempio) si accompagna a quella del fùtbol. La Liga spagnola ha debiti per 3,6 miliardi di euro, equamente divisi tra banche e sponsor. Il solo Real ne ha per 241 milioni a lungo termine, di cui 118 con le banche.

A Madrid, la lievitazione del valore del terreno lo spiegano così: “La valutazione di tutte le proprietà sono aumentati causa del lasso di tempo tra la valutazione diversa che in alcuni casi supera i 10 anni, il grado di evoluzione del processo di sviluppo urbano e l’evoluzione dei prezzi degli immobili”. Insomma, una vera e propria speculazione edilizia di cui Perez si è reso già protagonista a fine anni Novanta, quando vendette la storica ‘Ciudad Deportiva’ del Real, a nord di Madrid, grazie ad un abile scambio: il Comune cedette a Perez 120 ettari di terreno pubblico nella zona madrilena di Valdebebas (dove ora c’è il nuovo centro d’allenamento della squadra), in cambio di 4 grattacieli edificati nel luogo della Ciudad. Tre di essi costruiti dalla Acs, società di Perez. Valore dello scambio: 470 milioni di euro.

Quello degli aiuti di stato sembrerebbe essere un vero e proprio vizietto spagnolo. Nel 2009 la Generalitat, ovvero la regione di Valencia, erogò prestiti per 118 milioni alla squadra locale, oltre che ai club dell’Hercules e dell’Elche, perché non in grado di pagare i debiti alle banche, tra cui il colosso Bankia. A seguito dell’indagine promossa da Almunia, un tribunale valenciano ha annullato i prestiti, decretando che la stessa Bankia diventasse azionista di maggioranza del Valencia. Una situazione che ha portato alle dimissioni, il 5 aprile 2013, del presidente del club Manuel Llorente, dopo che la Fundaciòn Valencia (controllata per il 70% dalla Generalitat) ha nominato 11 nuovi dirigenti e di fatto lo ha accantonato.

Il Comune di Madrid ricorrerà in appello alla decisione del Tribunal Superior de Justicia di sospendere a scopo precauzionale i lavori allo stadio Santiago Bernabeu. “La causa del procedimento avviato dall’Unione Europea non ha nulla a che vedere con la modifica del piano regolatore”, assicurano le autorità madrilene. Dal Tribunal risulta però una connessione diretta tra le investigazioni della Ue e i lavori del Comune.

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