Tra New York e la Disney, il brand positioning della Roma negli Usa

Domenica 27 luglio è uscito su Linkiesta un mio pezzo sul nuovo stadio della Roma, nel quale provo a spiegare che è sbagliato definirlo “di proprietà” del club giallorosso. I veri proprietari saranno l’azionista di maggioranza della Roma, il manager italo-americano James Pallotta, e la società Eurnova del costruttore romano Luca Parnasi, proprietario dei terreni dove sorgerà l’impianto.

Il progetto del nuovo stadio è ora fermo in Campidoglio, sede del Comune capitolino. L’Amministrazione locale vuole vederci chiaro su alcuni punti, a cominciare dalla realizzazione delle opere pubbliche attorno allo stadio (come il raccordo alla metro), oltre al più generale interesse della nuova struttura per la collettività. In mezzo, balla la contemporanea realizzazione di un business park ad opera dello stesso Parnasi, con il contorno di accuse di speculazione edilizia e di violazione delle norme ambientali mosse da Legambiente; oltre alle lotte di potere con gli altri grandi costruttori romani, Caltagirone in primis.

roma

Ieri, in collegamento telefonico con la radio romana Centro Suono Sport, mi è stato chiesto se lo stadio si farà nonostante l’elenco di problemi di cui sopra. Ho risposto di sì; e non solo perché il sindaco Ignazio Marino ha presentato a marzo il plastico del progetto in pompa magna e ora non può perderci la faccia. C’è una motivazione più grande e riguarda, ovviamente, il lato economico. In particolare, parliamo del cosiddetto brand positioning, ovvero il posizionamento del marchio Roma in un determinato mercato, quello Usa.

Il contratto con la Nike

La Roma, come detto, non sarà proprietaria del nuovo stadio. Perché James Pallotta ha optato per una soluzione del genere? Prima di tutto, per non far gravare sulle casse della Roma parte dei 340 milioni di euro necessari alla realizzazione dello stadio. Casse che beneficeranno comunque del nuovo accordo con la Nike, sottoscritto anche grazie all’impegno nella costruzione della nuova casa giallorossa. Di base, il “baffo” verserà alla Roma 4 milioni a stagione per i prossimi 10 anni, con compensi incrementali legati allo stadio: nella stagione di inaugurazione, la “Maggica” incasserà 1 milioni di euro in più; oltre ai 5 milioni per ogni anno seguente.

Un nuovo ufficio a New York per i naming rights dello stadio

Che la Roma sia sensibile agli Usa, lo dimostra non solo il contratto con Nike. Attualmente, la squadra di Rudi Garcia è in tournée negli Stati Uniti per disputare la International Guinness Champions Cup. Una partecipazione che rappresenta “una parte importante di uno sforzo continuo per essere riconosciuti come un marchio negli Stati Uniti, e che fa parte dei nostri sforzi globali di sensibilizzazione”, ha spiegato l’ad giallorosso Italo Zanzi. Uno sforzo che, agli inizi di giugno, ha portato il club ad aprire un ufficio di rappresentanza a New York, in aggiunta a una partnership con una delle agenzie leader a livello mondiale, la Creative Artists Agency Sports. La CAA Sports assisterà la Roma nella ricerca dei diritti di denominazione dello stadio; ma anche nel trovare strategicamente i marchi giusti nel mercato a stelle e strisce.

L’accordo con la Disney

Negli accordi per il nuovos tadio verrà coinvolta anche la Disney Sport, con la quale la Roma ha siglato un accordo nel 2012. Una strategia volta a trovare nuovi fan giallorossi tra i giovani statunitensi, sempre più appassionati di calcio. Pardon, di soccer. Negli USa lo chiamano così e il fenomeno si sta allargando. Se una volta il calcio americano era solo per donne (vedi Mia Hamm e le soccer moms all’epoca di Clinton), ora anche la nazionale maschile sta entrando tra le squadre di livello. Gli Usa hanno conquistato i quarti di finale al Mondiale del 2002, la finale di Confederations Cup nel 2009, gli ottavi nel 2010 e nel 2014. E sono targati Nike, proprio come la Roma. I nuovi giovani tifosi della “Maggica” saranno più contenti, se la vedranno giocare in un nuovo stadio.

topolino

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