Liscio e castigo

E’ notizia di pochi giorni: i giocatori della Svezia convocati per Euro 2012 che sbagliano durante gli allenamenti vengono presi a pallonate nel sedere. E non e’ un modo di dire. Succede per davvero. Sbagli un passaggio o uno stop? Ti abbassi i pantaloncini, ti metti a novanta e ti becchi una bella staffilata sulle natiche. Tutti sadomaso gli svedesi? Vedendo la faccia da esperto fruitore di youPorn di Hamren potrebbe anche essere, ma in realta’ di robe come queste il mondo del calcio e’ pieno.

Dalle tipiche flessioni in allenamento al giro di campo in piu’, la mitologia delle punizioni per i calciatori e’ ricchissima. Restando in zone basse, ovvero tra le chiappe dei giocatori, trasferiamoci in Iran. Qualche tempo fa, due giocatori iraniani sono stati sospesi dalla federazione per manifestazioni di gioia “non adeguate dopo i gol”. I due allegroni sono Mohammed Nosrati e Sheis Rezaei, giocatori del Persepolis. La coppia di fatto ama festeggiare i gol della propria squadra con arditi palpeggiamenti alla luce del sole. Ecco, poi non si sa bene se il sole batta anche in mezzo al fondoschiena di Nosrati e Rezaei ma tant’e’. E chissa’ allora che cosa sarebbe successo a Neqrouz che in un Bari-Juventus controllava le emorroidi di Pippo Inzaghi. Ancora ci si chiede se Superpippo fosse consenziente.

Nel caso dei nordcoreani invece la tipica espressione oxfordiana “l’abbiamo preso nel culo” e’ solo metaforica. Dopo la fallimentare spedizione ai Mondiali in Sudafrica, i giocatori della Corea del Nord sono stati costretti alla pubblica gogna. Esposti per sei ore su un palco, bersaglio degli insulti dei tifosi inferociti per le sette pere prese dal Portogallo di Cristiano Ronaldo. Piu’ fortunato di tutti, il ct Kim Jong-hun e’ stato spedito per qualche giorno a lavorare in un cantiere edile.

E poi ci sono le vere torture. Come quelle inflitte da Uday Hussein, figlio maggiore di Saddam, ai giocatori iracheni ai tempi del Rais. Trenta frustrate con un cavo elettrico se sbagliavi un passaggio, calci a un pallone di cemento armato se sbagliavi un rigore. Qualche tempo fa, sempre in Iraq, un giocatore iracheno militante nel Sinyer e’ stato ucciso da un tifoso avversario, che gli ha sparato irritato perche’ Heidar Kazem (questo il suo nome) aveva segnato un gol contro la sua squadra. E come dimenticare il tragico caso di Escobar, difensore colombiano ucciso nel 1994 appena ritornato in patria dopo l’eliminazione ai mondiali di Usa 1994. Aveva segnato un’autorete nella partita contro gli americani. E non l’aveva nemmeno fatto apposta.

Lorenzo Lamperti

@LorenzoLamperti

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