Morata e il senso di superiorità della Liga

Ieri 21 luglio, al terzo allenamento, Morata si è procurato una distorsione al ginocchio. In Spagna, il sito del noto quotidiano sportivo Marca ha segnalato la notizia in maniera errata, twittando che si era fatto male al primo allenamento. Il tweet, palesemente sbagliato, mi ha fatto credere nella malafede di chi lo avesse scritto. Una malafede che resta in altri testate: Marca ha rimosso il tweet, mentre il sito del Mundo Deportivo continua a riportare la medesima notizia.

morata

La spiegazione è presto detta e si lega a quanto scritto dallo stesso Mundo Deportivo il 20 luglio. Sul proprio sito, la notizia del passaggio dell’attaccante spagnolo alla Juve veniva titolata così: «La Juventus descrive Morata come se fosse Van Basten». Il riferimento era al comunicato di presentazione dell’acquisto del giocatore, apparso sul sito web della società bianconera, che presentava Morata come un giocatore che ha, tra le altre cose,  «piedi raffinati e un eccezionale fiuto del gol».

Che Morata non sia Van Basten, non dovevano certo venire a dircelo gli spagnoli. Loro che, evidentemente, si sono dimenticati in fretta di Morata e delle sue notevoli prestazioni a livello giovanili. Non parliamo tanto di quanto fatto con la maglia delle Merengues, ma di quella Roja. Nel 2011, all’Europeo Under 19, Morata vince il titolo di campione d’Europa, oltre alla Scarpa d’oro nella competizione. Due anni dopo, all’Europeo Under 21, esordisce nella selezione anticamera della nazionale dei grandi segnando contro la Russia. Di gol ne farà 4 consecutivi, vincendo anche qui la classifica cannonieri oltre al titolo europeo (ahinoi contro l’Italia). Nonostante i numeri, è facilissimo scordarsi di uno così quando la squadra che lo cede può permettersi di sborsare 75 milioni di euro per uno che è stato sì capocannoniere, ma del Mondiale. Uno come James Rodriguez, in fondo, è più facile paragonarlo al “Cigno di Utrecht”.

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Così come è facile considerare, in generale, Morata un pezzo da mandare in un campionato ormai inferiore, se anche il tuo avversario diretto può permettersi di prendere per una cifra simile Luis Suarez. Il tutto grazie alla connivenza di Adidas, che sposta i propri assistiti come pedine tra una big e l’altra, guardandosi bene dallo sfiorare il fu “campionato più bello del mondo”. I soldi girano in Spagna, soprattutto tra Real e Barcellona, ormai lo abbiamo imparato bene.

In Spagna si sono così dimenticati di Morata, così come hanno fatto con le vere cifre dell’acquisto di Neymar. Così come si sono dimenticati dell’indagine voluta dal commissario europeo Almunia sulla speculazione edilizia operata dal presidente del Real, Florentino Perez. In Spagna, si sono dimenticati del fatto che il mercato è tutto in mano a loro, compreso quello dei diritti tv, che in Liga vengono sottoscritti singolarmente e non in maniera collettiva, ricoprendo così di soldi solo due città.

E così, fatalmente, in Spagna si sono dimenticati che nel frattempo il resto del futbol agonizza. Tra Primera e Segunda Division, 18 club risultano insolventi: sono 194 i giocatori che attendono il pagamento degli stipendi, per un ammontare complessivo di 22 milioni di euro (la metà di quanto prenderà James Rodriguez al Real). Un dato in aumento rispetto al 2013, quando i giocatori in attesa del salario erano 160. I club hanno tempo fino al 31 luglio per pagare, se non vogliono incappare in penalizzazioni o retrocessioni. Avrebbero potuto fare come l’Atletico Madrid, che nonostante i debiti con la Fiscalidad spagnola, nel tempo si è potuta permettere l’arrivo di Falcao grazie ai generosi prestiti (con generosi ritorni) fatti loro dai fondi d’investimento come il Doyen (ne ho scritto tempo fa su Linkiesta), grazie ai quali i Colchoneros hanno potuto nelle ultime stagioni accorciare il divario con il Real, fino alla vittoria in Liga e alla finale di Champions.

Meno male che il fondo Doyen ha messo gli occhi sulla Serie A e che nel frattempo abbiamo sistemato la battaglia sui diritti tv in Lega. Così fra qualche tempo potremo anche noi dimenticarci di quando gli spagnoli ci prendevano per i fondelli per l’arrivo di uno “scarto” come Morata.

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