La Meglio Juventus – Totti intorno a te

La Juventus arriva nella capitale nella settimana in cui una notizia clamorosa e inaspettata fa il giro del mondo, lasciando frastornati milioni di fedelissimi che lo avevano eletto loro guida spirituale: L’esonero di Zeman.

Nando, il tassinaro che ci porta allo stadio, è ancora stordito dalla notizia e sbaglia strada tre volte prima di portarci alla giusta destinazione. Si è giustificato dicendo: “Sa, fino a quando c’era Lui, guidavo a zona, adesso non ho più punti riferimento”.

“Ma come cazzo si fa a prendere un allenatore che si chiama Andreazzoli? Dottò, le sembra un nome da allenatore questo? Adesso comincio a capire i tifosi interisti” ha concluso, chiedendomi 50 euri per la corsa e 450 euri per il tour della città, ‘morammazzato.

L’esonero di Zeman è stato accolto con molto dispiacere in casa juventina, alla luce degli ottimi rapporti mantenuti sin da quando l’ex tecnico di molte squadre fece notare che i muscoli di Vialli e Del Piero si erano enormemente rafforzati, in pochissimo tempo.

La Società bianconera ha sempre mostrato grande simpatia per Zeman, non inserendo il nome dello zio Vyckpalek, ex allenatore di una Juventus scudettata, nella “wall fame” del nuovo Juventus Stadium.

Nella partita di andata giocò senza acrimonia rifilando 3 gol nei primi 20 minuti ed un quarto nel recupero finale dopo una portentosa galoppata di 70 metri di Barzagli.

La capolista arriva nel suo momento migliore dall’inizio dell’anno, dopo un triplo filotto in campionato (con il Chievo a Chievo e la Fiorentina a Juventus) e in Ciempion Lig (con il Celtic a Celtic).

Conte ha preparato la partita con molta attenzione andando a ripetizione serale da Alessio. Ripetuti fino allo sfinimento i 2 teoremi di Trapattoni:

  1. Quando sei in vantaggio, nel secondo tempo togli un attaccante e metti un difensore o un centrocampista. Meglio un difensore.
  2. Se hai la migliore difesa, rinforzala.

Il mister inoltre non vuole cali di tensione dovuti principalmente alla squalifica di Peluso. “La squadra potrebbe andare in sofferenza per la troppa euforia” confessano i cronisti bianconeri che conoscono bene gli umori dell’entourage juventino.

Dall’altra parte si stanno regolando i conti interni. Osvaldo, dopo il ridicolo calcio di rigore sprecato e scippato a Totti, è stato perdonato da tutti i compagni. Adesso lo chiamano “Osbajo”.

Le due società sono in ottimi rapporti sin dai tempi quando fu annullato un gol a Turone, per una questione di centimetri e la Roma perse lo scudetto 1980-81 con due punti di svantaggio dalla Juve. Alla fine del campionato, Boniperti regalò un metro al presidente Dino Viola.

L’arbitro Bergamo, che annullò su segnalazione del guardialinee Sancini, dichiarò che la decisione più difficile di quella partita fu l’ammonizione a Furino per l’entrata assassina su Farcao al fischio d’inizio, ripetendo quanto fu eseguito da Tardelli su Rivera nel 1977.

Buon sangue non mentì.

Nel 1983, Brio segnò il gol del vantaggio del 2-1 all’Olimpico dopo che Platinì aveva crossato da una posizione in sospetto fuorigioco. Ancora una volta questione di centimetri. La vendetta romanista non si fece attendere: a fine partita una cane pastore con un fazzoletto giallorosso al collo azzannò all’uscita dal campo l’alto stopper bianconero. La Roma vinse lo scudetto.

Anche i giocatori hanno sempre agito nel termine pieno della cordialità: nel 2004 Totti consolò il povero Tudor mostrandogli le quattro dita della mano sinistra e muovendole in senso verticale, mentre portava l’indice dell’altra mano al naso per invitarlo a tornare silenziosamente a Torino con le quattro pappine rimediate.

I colleghi juventini non serbarono rancore e l’anno scorso, dopo aver rifilato alla Roma lo stesso risultato (4-0), Lichsteiner ricambiò a Erik La Mela lo stesso saluto. L’argentino rimase impassibile limitandosi solamente a sputargli in faccia, rimediando così 3 giornate di squalifica.

La Juventus si schiera con l’ormai insopportabile 3-5-2 con Asamoah e Pogba sul lato sinistro della mediana.

La Roma schiera una difesa a 3, un centrocampo a 4 e i 3 attaccanti liberi di fare quello che credono.

Nel primo tempo la Juventus mantiene il pallino del gioco e sfiora il vantaggio con un magistrale calcio di punizione di Pirlo, da circa 30 metri, che il portiere Stekeleleleleburg stranamente riesce a neutralizzare con un gran balzo sulla sua sinistra.

Al 35’ Totti abbatte con un’entrata assassina Pirlo. Colpito al ginocchio destro rimane in campo ma la sua prestazione non sarà più la stessa. La condizione fisica dei due leader sarà determinata per il risultato finale. La sola ammonizione a Totti è sembrata non corretta.

Nel primo quarto d’ora del secondo tempo, le due squadre non sfruttano un paio di occasione per parte. Al 15’, su una respinta corta e stolta di Vidal, Totti lascia partire una cannonata secca e precisa che va ad infilarsi sotto la traversa di Buffon, quasi all’incrocio. Un tiro da 20 metri di rara e terrificante bellezza. Da applausi.

Nella mezz’ora rimanente, la Juventus non ha la forza di recuperare e la sindrome di Prandelli si manifesta in tutta la sua drammaticità sportiva e finisce 1-0.

Conte, a fine partita, spiega di aver chiesto se qualche giocatore si sentisse stanco e, non ricevendo nessuna risposta, la squadra è stata confermata. Così come fece Prandelli nella finale di coppa Europa, persa vergognosamente contro la Spagna, dopo i supplementari in semifinale.

Onestamente, addebita la sconfitta alla squadra che non ha giocato da squadra. Alla domanda dei cronisti cosa significa giocare come squadra, il tecnico ha risposto: “che cazzo ne so io”.

La Roma ha giocato alla grande: il portiere ha dato sicurezza, la squadra si è mossa bene, i raccattapalle hanno perso il giusto tempo nel recupero del pallone.

La società si gode il suo momento e dedica questa vittoria a Zeman: l’avessimo mandato via prima, saremmo in zona Ciempion.

Migliore in campo: Nando, il tassinaro.

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