La Meglio Juventus – Cagliari-Juve, ultimo sardo di stagione

Ieri il Cagliari ha disputato la sua ultima partita interna del girone di andata nel suo nuovo stadio: Is Tardinas di Parmas (la lingua sarda è facile da tradurre, basta aggiungere la “s” finale alle parole, come lo spagnolo, dove ragazza si traduce muchacha – n.d.r.). Il Presidente Cellino ha voluto fortemente giocare tra le mura amiche e non ha lasciato nulla al caso, pur di ottenere l’abilitazione tecnica del Comune. Infatti, ha lasciato intendere al Sindaco Pizzarotti che non avrebbe esitato ad informare Beppe Grillo su un suo clamoroso intervento nel forum della Gazzetta di Barbagia sugli effetti diuretici ed evangelici della birra Ichnusa bevuta a stomaco vuoto dopo le 22.

“L’apporto del nostro pubblico – ha dichiarato il Massimo vertice della squadra mediterranea – è fondamentale per fronteggiare una squadra che vanta un palmares di 58 scudetti (vinti in due manches 30+28)”. Qualche dubbio lo ha però assalito quando, dopo l’ennesimo “sucunnu chi t’accuddau”, si è sentito rispondere dal vicino di poltroncina in capra  “il piazere è tutto mio, veh”.

L’amicizia tra i 2 club esiste sin dagli anni ’70, ai tempi del clamoroso rifiuto di vendere Giggirriva ai piemontesi per la modica cifra di 1.300 milioni dell’epoca. L’idillio si rafforzò successivamente con il trasferimento amichevole di tale Pietropaolo Virdis, a seguito della minacce di invadere la Sardegna con un esercito di Fiat “Duna” geneticamente modificate appositamente per eliminare l’unico vero mezzo di trasporto dell’isola: l’asinello sardo. Virdis accettò di buon grado di cambiare vita al punto di murarsi vivo nel nuraghe di Buddusò. Fu chiamato il più famoso tour operator dell’isola per eseguire il trasferimento: Grazianeddu Mesina.

Appena incontratosi in tribuna i 2 presidenti si sono scambiati le solite e stucchevoli effusioni: “La mia macchina è una Renol”. “I mamuthones sono ghei”.

La Juve è arrivata allo stadio giusto al pelo, dopo un viaggio di trasferimento Turin-Celtic-QuartuSantaElena-Parma via Fidenza durato 43 ore senza scalo. Il tecnico bianconero non ha perso tempo affinché la squadra si ambientasse immediatamente alla nuova sfida in Champions Lig.

A seguito dell’inaspettata dipartita di Lucio, la Juventus aveva fatto richiesta alla Lega di poter giocare con la fascia al braccio e di effettuare un minuto di raccoglimento. Ha prontamente rinunciato quando ha ricevuto la comunicazione del divieto di indossare una fascia di colore “rosa shocking” e che non potevano essere effettuati balli e brindisi di giubilo durante il minuto di raccoglimento. Conte, tuttavia, ha fatto sapere che Lucio è già stato adeguatamente sostituito: da nessuno.

Appena schierate in campo per l’inizio della partita, Conte ha dovuto correggere l’impostazione della propria squadra che si era posizionata tutta nelle vicinanze di Buffon. Angelo e Alessio, con un colpo di ciuffo di capelli, sono stati scaraventati in campo con il tablet-traduttore della lingua dei segni, normalmente usata da Conte, per spiegare che il contenimento dell’avversario doveva essere effettuato in maniera opposta: tutti nella metà campo del Cagliari ad eccezione del portiere, e lì rimanerci per tutto il tempo, compreso l’intervallo. Così la Juventus si è schierata con un inedito 3-5-2 impiegato soltanto in tutte le partite fin qui disputate, mentre il Cagliari con il classico “andiamo tutti dietro la palla così non ci sbagliamo” che ha dato grandi soddisfazioni al duo tecnico, perdendo 7 partite e pareggiandone 2 soltanto, nelle ultime 9 gare.

La partita si svolge sui consueti ritmi amichevoli, ai quali l’arbitro decide di dare una scossa, assegnando un rigore ai sardi, che i famosi commentatori Scai, Carezza e Bengodi definiscono sacrosanto e per questo inesistente. Per nulla preoccupata dallo svantaggio e soprattutto intenta a non variare lo stile amichevole della partita, la Juventus decide di tirare in porta solamente al 44’. Il Cagliari, da par suo, erige una muraglia per la quale, una delegazione di cinesi chiede il pagamento del diritto di autore.

Nel secondo tempo, dopo la supplichevole richiesta di Conte ai suoi uomini di impegnarsi un cincinin, la partita assume un aspetto un poco più amichevole. Dopo un rigore invocato in maniera civilissima soprattutto da Bonucci, l’arbitro ne concede uno che, i sopracitati commentatori definiscono inesistente e pertanto sacrosanto. Mosso a pietà per i 41 tifosi isolani, Pino Silvestre Vidal decide di regalar loro il pallone tirandolo direttamente in curva.

Il tono della partita rimane così tanto amichevole al punto che Astori decide di chiamarsi fuori urlando: voglio vedere se quest’anno non mi cederete al Milan.

A questo punto succede una cosa inaspettata: Matri segna il pareggio con un gol della serie “questo lo segnavo anch’io”. Quando tutti erano contenti del pareggio, a coronamento di una partita degnamente amichevole, l’arbitro decideva per un recupero la cui durata così giustificava negli spogliatoi: “finché la Juve non avrebbe segnato”.

Accadeva così che Matri segnava un altro gol della serie “questo lo segnava anche Egidio Calloni”. E siccome tutti i salmi finiscono in gloria, Vucinic toglieva il gol a Giovinco, tanto è un amichevole.

A fine partita Cellino commentava: Matri non è fidanzato con una velina. Lui è una velina.

Quando è stato fatto notare cosa avevano previsto i Maya per questo giorno, il tecnico bianconero ha risposto: si riferivano certamente a questa Juventus, quando parlavano di fine del mondo.

Bella partita per essere un amichevole.

Ipdà

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