La coscienza di Zenit

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«Non siamo razzisti ma vediamo l’assenza di giocatori neri nella nostra squadra come il perpetuarsi di un’importante tradizione dello Zenit. Permetterebbe allo Zenit di mantenere l’identità nazionale della squadra, che è il simbolo di San Pietroburgo». E’ la lettera postata da alcuni intellettuali tifosi dello Zenit di San Pietroburgo sul sito landskrona.ru e indirizzata a Luciano Spalletti.

Un gesto inaspettato, visto che i tifosi della squadra campione di Russia in carica sono noti per la loro sensibilità. Nel 2008, giusto per fare un esempio, in un match contro l’Olympique Marsiglia si presentarono allo stadio con dei cappucci bianchi appuntiti. Ma certo, la colpa era della squadra francese, che schierava in attacco numerosi giocatori di colore. La stessa colpa del brasiliano Hulk, arrivato a San Pietroburgo dal Porto e subito accolto calorosamente con finto pacco bomba nello spogliatoio.

In fondo è chiaro, è colpa dei giocatori se si ostinano ad essere dei brutti negri, o dei froci. Lo intuì Roberto Carlos, quando giocava nell’Anzhi, ricoperto di banane dai sostenitori del Krylia Sovetov Samara, altra tifoseria di cui fanno parte parecchi skinhead. A Mosca invece le banane sono ‘volate’, partendo da un settore dello stadio del Lokomotiv in cui erano presenti anche numerosi bambini, verso il congolese Chris Samba, pure lui dell’Anzhi. Dal Lokomotiv dovette letteralmente fuggire il nigeriano di passaporto russo Peter Odemwingie, che passò al West Bromwich Albion inglese spiegando che ‘in Russia il razzismo è onnipresente’. I fan della squadra moscovita lo salutarono con un grosso striscione ‘Grazie West Brom’ con disegnata un’enorme banana sbucciata.

I tifosi dello Zenit, che ricordiamolo si riuniscono ogni settimana in dei simposi nei quali leggono Platone e sorseggiano brandy sulle note di Chopin, sanno bene cosa voglia dire preservare quella che loro chiamano tradizione. In fondo Spalletti è di San Pietroburgo, l’ex Rosina era di Mosca centro, Witsel (sebbene non sia proprio arianissimo) è nato e cresciuto a Kazan. Spalletti però non si è lasciato abbattere e ha rilanciato: pare abbia chiesto che la carica di direttore sportivo venga ricoperta da Cristiano Malgioglio, mentre come vice gradirebbe Cartlon Myers. Chissà, potrebbe pure funzionare.

Alessandro Oliva

@ale_oliva84

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