Il Lunedì delle palle – 2° giornata. Un tranquillo weekend da Pazzini

TORINO-PESCARA 3-0. Primo weekend di settembre. 4,6 milioni di italiani, compreso il sottoscritto, si sono riservati per questo periodo orrendo di piogge torrenziali una settimana di ferie. Intristito dal meteo infausto, mi metto in panciolle per seguire il campionato di Serie A. Ma il primo anticipo della giornata sembra fatto apposta per rompermi le uova nel paniere. E considerate che a me le uova manco piacciono. Eh sì, perché neppure la mia ragazza (alla quale ho promesso di guardare e perciò annullare qualsiasi impegno sociale solo in coincidenza con le partite della massima serie) può credere che Torino-Pescara sia una partita di Serie A. “Questa è la B confessalo”. Io oppongo una strenua resistenza ma all’ennesimo stop sbagliato di Bjarnason non mi resta che capitolare. Così non assisto alle due reti granata della ripresa, accolte bene da Stroppa che carica i suoi: “Su ragazzi, ancora 36 giornate ed è finita”.

BOLOGNA-MILAN 1-3. Quando posso riaccendere il televisore, con una drammatica cena cinese ancora sullo stomaco, penso di rifarmi con l’ennesima figuraccia del Milan. E invece Pazzini ne fa tre. Un rigore inesistente, una presa a saponetta del portiere avversario e una deviazione fortuita su tiro sbilenco di un compagno. Mi stropiccio gli occhi: oddio è tornato Super Pippo. E allora che cosa ci fa in tribuna quel pelato che fa strane smorfie? Ma chi è, Lex Luthor? A quel punto prego la mia ragazza: “Dai amore andiamo a letto”. Ma lei non ci sta: “Scusami, ma ora mi devo vedere Ternana-Modena”.

UDINESE-JUVENTUS 1-4. Nel ridente paesino dove mi trovo da poche ore in villeggiatura la domenica pomeriggio alle 18 non piove. Così prendo la bicicletta e mi reco nel bar più vicino per gufare i Gobbi. Dopo 15 minuti però vanno in vantaggio su un rigore discutibile e un’espulsione indiscutibile (nel senso che non c’era). E mi stroppiccio gli occhi: oddio, è tornato Big Luciano. E allora che cosa ci fa in tribuna quella biondona che continua a cadere dal seggiolino? Ma chi è, Meg Ryan? A quel punto prego la mia bicicletta: “Dai amore andiamo a fare un giro”. Ma lei non ci sta. Dopo aver fatto 5 chilometri si rompe la catena. “Scusami, ma ora non mi muovo piu'”. E comincia a piovere.

CAGLIARI-ATALANTA 1-1. Ottimo esordio casalingo per il Cagliari, che dopo aver giocato le gare in casa a Oristano, Trieste, Udine, Pordenone, Casteggio Broni, Parigi, New York e Guantanamo sceglie di tornare in Sardegna. “Speriamo di arrivare Quartu” si lascia sfuggire Cellino tra un playback e l’altro alla festa del Malloreddus di Bergamo Bassa. I sardi ottengono un pareggino risicato e immeritato. La squadra di Ficcadenti non ha infatti mai messo in difficoltà l’Atalanta, se si eccettuano i due rigori sbagliati, i 58 pali, le 67 traverse, i 157 tiri in porta e le due bombe a mano gettate in area orobica (anche se quell’Orobio è meglio lasciarlo perdere). Ma i
rossoblù sono portati a più miti Consigli e non c’è niente da fare. Se non il gol non arriva, Larrivey. Anzi larriverey.

CATANIA-GENOA 3-2. Massimino gremito in ogni ordine di posti per quello che ormai tutti abbiamo incominciato a conoscere come il derby dello stretto. Di sicuro stretto non è Maran, che sembra la custodia di Cosmi. Preziosi non è contento per la sconfitta: “De Canio fa schifo. Borriello è una merda. Dio è morto, ho ceduto Palacio e Kucka ha la cagarella”.

INTER-ROMA 1-3. Eravamo rimasti prima con me sotto la pioggia a qualche km da casa e con la bici rotta. Mi trascino con fatica sulle strade della Riviera e appena in tempo mi siedo davanti a un bar con megaschermo. Stanno per proiettare Inter-Roma.
Situazione ideale. Televisione grossa, piada al salame, bicchiere di vino, i pochi presenti sono vecchi e tifano Inter, Ilaria D’Amico è scosciata il giusto. Pronti, via!
Arriva una banda di 20 ragazzini romanisti tra i 14 e i 16 anni. Sono di una squadra di qualche sport in un albergo lì vicino. Urlano, gridano, cantano, esultano, parlano in romanaccio, si muovono. Esistono. Alle 22 e 35 io invece non esisto più. Mi alzo in piedi, prendo la bici rotta e torno a casa mestamente sotto la pioggia. Passa una macchina: punta la gigantesca pozzanghera al mio fianco. “Sì, schizzami, è la degna fine di questo weekend”. Ma visto che Dio è un bambino spietato e noi siamo i suoi insetti dentro un sogno di un cane o qualcosa del genere, alla fine la macchina sterza.

LAZIO-PALERMO 3-0. Continua la striscia positiva del Palermo, che in due partite ha collezionato cinque sconfitte, zero gol fatti e diciotto subiti. Sannino è soddisfatto: “Siamo sulla strada giusta, in particolare io”. Pare infatti che Sannino abbia forti tensioni sadomaso e hard fetish. Il suo sogno è quello di essere licenziato indossando una tuta di latex e nel frattempo incassare le parole sporche di Zamparini: “Sei un allenatore di merda, fai schifo. Sei peggio di Guidolin”. Lotito invece è al settimo cielo per la quarta vittoria consecutiva della gestione Petkovic e come al solito dice frasi in latino a caso: “Carpe diem”.

NAPOLI-FIORENTINA 2-1. E’ l’anno del Napoli. Anche Mazzarri lo sa e infatti in conferenza stampa è sempre più incredibilmente tranquillo e cortese con tutti. Pare infatti che all’inviato della Domenica Sportiva (quello grasso coi capelli bianchi e gli occhiali che fa domande tipo: “Un bel Napoli oggi Mazzarri, tutto merito suo?”) abbia tirato solo un pugno al posto dei soliti 4. sportivissimo anche con il collega Montella: “Ho sparato all’Aeroplanino. L’ho fatto dirottare quello stronzo”. Pantaleo Corvino, per mascherare il dispiacere, ha ingoiato intero Pizarro.

PARMA-CHIEVO 2-0. Sulla carta era la partita più insulsa della giornata. Sul campo ha confermato questo sospetto. Pare che persino i pandori abbiano preferito guardare una replica di Sarabanda. Nessuno sa quello che hanno dichiarato gli allenatori perché i giornalisti presenti, al 20esimo del secondo tempo hanno scelto di abbandonare il Tardini e recarsi all’Osteria della Gnocca Fritta di Baganzola.

SAMPDORIA-SIENA 2-1. Il derby della via Aurelia si conferma ancora una volta partita sentitissima. Da chi ancora non si è capito, ma pare che un certo Luigi di Bogliasco sia andato a letto una volta con una certa Luana Guinigi, senese di dubbio gusto (d’altra parte se c’è stata con Luigi di gusto non ne ha moltissimo). Maxi Lopez segna un gran gol e si alza la maglia facendo vedere la dedica: “Luigi ti amo”. Replica Vergassola: “Luigi, Luana me la sono scopata anche io”. Parola definitiva di Gastaldello: “Luana è una troia”.

Lorenzo Lamperti

@LorenzoLamperti

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