Le pagelle di Spagna-Italia. Uno strazio disumano

Buffon 8,5. Come la quota della vigilia alla tabaccheria di Parma sul 4 a 0 della Spagna contro l’Italia.

Abate 4. C’è ancora qualcuno che lo definisce un “ottimo terzino”. Nonostante questo pare si tratti ancora di esseri senzienti. Nonostante non marchi Milito, sembra comunque il miglior Abate dei derby di Milano. Jordi Alba sembra la reincarnazione di Roberto Carlos. Beniamino, ma solo del suo papà.

Barzagli 5. Descritto negli scorsi giorni come un fenomeno, torna con i piedi per terra. Talmente per terra da non prenderne più una.

Bonucci 4. Parla parecchio alla vigilia. In campo però lascia a desiderare. Forse ha continuato a parlare. Infilato come un merluzzo dall’amo di Iniesta e la fiocina di Jordi Alba.

Chiellini 4. Ok, non è colpa sua se Prandelli lo mette in campo solo debilitato, tre giorni dopo la battaglia contro i tedeschi, con una forma fisica pari a quella di uno struzzo zoppo. E con la testa a forma di martello. Fabregas lo irride in occasione del primo gol.

De Rossi 5,5. Da lui ci si aspettava più carattere nei momenti più complessi, tipo il secondo tempo. Quando ormai gli azzurri erano naufragati, ci sarebeb voluta più decisione. Ma Daniele davvero non ne aveva più, dopo un Europeo mostruoso e giocato in perenne difficoltà fisica.

Pirlo 5. Il prossimo Pallone d’oro non ne becca una in mezzo a Xavi e Iniesta. Sbaglia tanto anche in fase di costruzione. Il segnale della resa totale.

Marchisio 5. L’urlo alla Tardelli gli rimane cacciato in gola. Anche lui viene sbatacchiato dai rivali spagnoli come un salmone in mezzo alla rete di Sampei.

Montolivo 4. Fantasmagorico. Riccarden stavolta è più morto che livo.

Cassano 4,5. Un buono spunto all’alba del match, ma poi è subito tramonto. Il viale, quello che forse ha imboccato da un po’.

Balotelli 5. D’accordo, fa arrabbiare perché perde anche palloni semplici. Ma era davvero un povero Cristo il buon Mario, che da Super torna Mini. Sarà anche per l’incauta presenza del secondo Mario nazionale in tribuna. Si sbatte come può, ma non gliene arriva una. Piange e ancora non sa la notizia peggiore. Eh sì caro Mario, hai ingravidato la Fico. Ehi ci stai Fico Fico con me.

Prandelli 4. Come il numero di pere prese dagli spagnoli. Riesce nell’impresa di sbagliare tutto, cancellando in parte quanto fatto di buono fino all’ultimo atto di Kiev. Per scaramanzia sceglie il motto “squadra che vince non si cambia” e così facendo lascia in campo Chiellini, che si fa male dopo 30 secondi. Rischia anche Abate e tiene fuori Balzaretti, il mister bagnino, uno dei migliori nelle ultime partite. Ripropone l’inutile Montolivo e regala un uomo in mezzo al campo agli spagnoli, proprio là dove sono più forti. Eppure aveva avuto l’indicazione favorevole della partita del girone, quando aveva fermato Xavi e Iniesta intasando il centrocampo. Fa marcire Nocerino in panchina, poi fa due cambi dettati al “primo non prenderne troppi”. Rischia pure Motta (trascurando Diamanti o Giovinco), mezzo infortunato. Uno che non cambierebbe il ritmo neppure a una partita di scacchi. Sarà vero come dicono i fratelli Taviani che Cesare non deve morire, ma stavolta la fossa Cesare se l’è scavata da solo.

Lorenzo Lamperti

@LorenzoLamperti

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