Meglio due biscotti che una torta

I calciatori sono da sempre molto ghiotti di biscotti. Al cioccolato o alla vaniglia, ma soprattutto quelli infarciti di bei bigliettoni. Dopo l’amaro pareggio dell’Italia contro la Croazia si sono tutti scatenati a paventare il rischio di biscotto tra Spagna e gli uomini di Bilic. Ma che è sto benedetto biscotto? Chiariamo subito per le tante donne che ci hanno chiesto lumi in queste ore: non si tratta di una colazione sull’erba organizzata da Del Bosque e Bilic e raffigurata da Monet (anche se il riferimento alle monet-e non ci sta poi così male). Dicesi “biscotto”, una partita aggiustata su un certo risultato per garantire alle due squadre contendenti un risultato conveniente a entrambe.

La storia del biscotto affonda le sue radici molto lontano nel tempo. Questo nonostante i biscotti, si sa, non nascono sulle piante e quindi delle radici se ne sbattono altamente le balle. Non le palle, però, che in tantissime occasioni sono girate nella maniera giusta per i due “feriti” e sono girate ai tifosi e ai giocatori della squadra identificabile con il “morto” di buffoniana definizione.

la tipica simpatia scandinava

Qualche esempio veloce? Partiamo dal più semplice. Danimarca-Svezia di Euro 2004. Anche lì gli scandinavi dovevano fare 2 a 2 per ferirsi a vicenda e uccidere il terzo incomodo, sempre l’Italia. E così fu, un bel biscottone alla nordica. Molto amaro per Trapattoni e gli altri azzurri. Azzurri accusati in passato parecchie volte di aver preparato un ottimo biscottone italo-africano in Italia-Camerun 1-1 del 1982. Sì avete capito bene, proprio l’anno del Mundial, quello dei gol di Paolo Rossi, dell’urlo di Tardelli, dei pugni chiusi di Pertini e delle emorroidi di Graziani.

Un altro clamoroso biscottone tutto sudamericano si registra nel 1978. Mondiale in Argentina. I padroni di casa devono battere con 6 gol di scarto il Perù per passare il girone. Come finisce? Sei a zero. L’Argentina passa e vincerà pure il Mondiale scippandolo agli olandesi (eterni sfigati) per la gioia dei sempre democratici generali.

Ma torniamo all’Italia, la patria del biscotto. Dal totonero al calcioscommesse, le cronache sono piene di grandi infornate e grandi mangiate di dolci. Tra i biscotti meno reclamizzati, viene in mente un Milan-Reggiana 0-1, ultima giornata del campionato 1993/1994. Il Milan, già scudettato, perde in casa contro gli emiliani che si salvano e mandano in B il Piacenza a cui il biscotto va tanto di traverso da stimolare un’indagine della procura finita poi a tarallucci e vino. Anzi a biscotti e vino.

Ora il fantasma del biscotto balcanoiberico. Non succederà, ma se dovesse succedere niente di nuovo. Il calcio ha sempre cucinato dei deliziosi esemplari di biscotti, a tutte le latitudini e longitudini del globo terracqueo. Chissà, magari però stavolta potremo cambiare dieta, come suggerisce il difensore croato Corluka: “Ma quale biscotto, italiani guardate nel vostro orto”. Ecco, peccato che noi abbiamo sempre coltivato torte.

Lorenzo Lamperti

@LorenzoLamperti

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