I segreti di Football Mountain

Gli uomini sessuali sono gente tali e quali come noi persone sani. Ma evidentemente ancora qualcuno non se n’è accorto e spera che di gay non ce ne siano in Nazionale. Senza dare addosso a Cassano, è tutto il mondo del calcio che ancora vive l’omosessualità come un tabù. Le dichiarazioni di Grillini e di Cecchi Pavone (a proposito, rimettetelo a condurre un programma sull’estinzione dello stercoraro. Non se ne può più di questa sua spasmodica ricerca di pubblicità) non hanno fatto piacere al mondo del calcio che, al contrario della ex conduttrice di Domenica Sprint Antonellona Clerici, senza cazzo può comunque vivere. Almeno a parole. Perché i fatti parlano di altro anche se non si può dire. Senza contare che spesso e volentieri sono loro stessi che in campo si lasciano andare a tenere effusioni.

Tutto cominciò con Vampeta, rinominato “l’unghia più smaltata della favela”. Arrivato all’Inter in pompa magna, in cinque mesi collezionò due presenze e non si sa quante pompe magne. I cattivi dicono che proprio per le sue preferenze un po’ troppo dichiarate venne rispedito in fretta e furia al mittente. Da lì in poi una grande carrellata di bacini, carezze e pomiciate tra calciatori. In Inghilterra sono degli habituées. E non parliamo di Elton John. Cominciamo con Paul Scholes e Gary Neville, che si baciano sulle labbra dopo un gol segnato dal rosso centrocampista.

Ma ci sono anche Xabi Alonso e Gerrard ai tempi del Liverpool, che si sono lasciati andare a un limonamento postcoitale. E tra l’altro Gerrard e Xabi sono anche due bei tipini, di quelli che piacciono anche all’altro sesso (e non stiamo parlando di Amanda Lear).

In Spagna si parla di un’attrazione fatale tra Cristiano Ronaldo e Sergio Ramos, ma senza ombra di dubbio la love story più avvincente è quella tra Ibrahimovic e Piquè, superati solo dalle leccate di Laurent Blanc sulla capoccia da biliardo di Barthez. Come dimenticare i loro approcci da liceali davanti al fuoristrada di Zlatan? Tra l’altro pare che dalla loro bellissima storia sia nata Shakira.

Noi in Italia per ora ci dobbiamo accontentare di Vargas e Spinesi, attratti l’uno all’altra come i gabbiani e il naso di Ibrahimovic. Poi abbiamo Coutinho, che ai tempi brasiliani del Vasco da Gama si lasciò andare in area di rigore con il difensore del Flamengo Williams. Ma in Italia il coming out è molto difficile. Ci provarono a sdoganarlo più di un decennio fa il difensore del Bari Neqrouz e Pippo Inzaghi, senza successo. I giocatori di oggi e di ieri lo sconsigliano. Però c’è un’altra cosa su cui in molti non si vergognano a fare coming out: la loro ignoranza.

Lorenzo Lamperti

@LorenzoLamperti

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