La domanda di Andrea Giunchi – Cosa significa “top player”?

Una competizione come gli Europei blocca di fatto la maggior parte delle trattative di calciomercato. Durante un torneo di questo tipo potrebbero emergere nuovi talenti, potrebbero confermarsi giocatori prima ritenuti altalenanti, potrebbero infortunarsi campioni affermati. Per questa ragione molte compravendite vengono congelate, in attesa del termine della rassegna continentale. C’è dunque la possibilità di prendere tempo, nelle trattative e nelle valutazioni. E parole come “progetto”, “colpo” e “sondaggio” vengono largamente consumate da gente del settore e non.

La definizione più abusata è però sicuramente “top player”. Trattasi di una combinazione di sillabe temutissima da ogni tifoso, poiché sintomo di facili illusioni di gloria, ed abusata da qualsiasi dirigente di club il cui intento sia infiammare la piazza o calmare le acque dopo una partenza eccellente.

Ma cosa vuol dire “top player”?

A livello semantico, il significato è immediato: giocatore di massimo livello. Uno forte, ma forte davvero.

A livello di campo, la traduzione dall’inglese non è di per sé sufficiente. Sul prato, il “top player” è quello che accende la luce quando si fa buio, che predica calcio alle stolte masse, che con la sua sola presenza incoraggia i compagni e deprime gli avversari.

A livello economico, il “top player” è quello che, visto quanto appena detto, viene pagato come se fosse fatto d’oro massiccio, come se urinasse benzina super e come se defecasse Uova Fabergé.

A livello d’immagine, il “top player” è quello che fa vendere bancali di magliette e di abbonamenti, che fa pendere dalla sua parte tutti i favori del pronostico, e che catalizza l’attenzione della stampa straniera sulle prestazioni della squadra in cui gioca.

Prendendo atto di tutti questi aspetti, simultaneamente espressi da così poche sillabe, viene da chiedersi quali siano i top player (finalmente senza virgolette) in circolazione, e quali tra questi siano sul mercato.

Azzardiamo qualche nome, e qualche considerazione, fornendovi elementi per valutare in autonomia chi dovrebbe/potrebbe acquistare la vostra squadra del cuore, e dandovi spunti per fare conversazione sul calciomercato, vera passione del maschio italiano durante l’estate.

Robin Van Persie, attaccante ventinovenne di Rotterdam, in forza ai londinesi dell’Arsenal. Nominato miglior giocatore della Premier League inglese – cioè giocatore più forte del campionato più prestigioso, mica pizza e fichi – ha però un contratto in scadenza, cioè sarà libero di cambiare squadra il prossimo anno senza che l’Arsenal ne guadagni alcunché. È dunque sul mercato. Pro: è reduce da un’annata strepitosa. Contro: ha già circa trent’anni ed è diventato un top player solo da poco, il che può mettere in dubbio le sue qualità.

Thiago Emiliano da Silva, difensore brasiliano del Milan. Difende come nessun altro, ed è in grado di alzare il livello dell’intera squadra in cui gioca, ed in particolare dei suoi compagni in difesa. Controprova di questa sua capacità è la convocazione nelle rispettive nazionali di Ignazio Abate e Philippe Mexes, due giocatori tutt’altro che fenomenali quando schierati senza il brasiliano al loro fianco. Pro: fortissimo e giovane. Contro: tutte le grandi squadre lo corteggiano, e questo può destabilizzare la sua squadra in cui milita, specialmente se questa ha qualche problema di liquidità.

Carlos Tévez, attaccante ventottenne argentino, di proprietà del Manchester City. Pur cambiando spesso squadra, vince trofei con regolarità spaventosa dall’età di 19 anni, e quando non vince, segna comunque caterve di gol. È in rotta col suo club d’appartenenza e potrebbe accasarsi presso parecchie squadre. Pro: giocatore incisivo come pochi altri ed estremamente duttile. Contro: carattere decisamente burrascoso.

 

Zlatan Ibrahimović, attaccante trentunenne di Malmö, in forza al Milan. Dotato di una combinazione unica di fisico e tecnica, è stato capace di vincere un numero clamoroso di campionati, diversi e con squadre diverse. Ha un lungo e ricco contratto che lo lega al suo club, ma chissà perché, è sempre sul mercato. Pro: segna e fa segnare anche i compagni meno dotati (Antonio Nocerino: 11 gol nel 2011/12). Contro: ha un procuratore mefistofelico e l’età ormai non è delle più verdi.

Per i club interessati, i dubbi che restano legati a questi giocatori sono in prevalenza di natura economica.

Esempio. Un attaccante come Ibrahimović costa al proprio club, di solo stipendio, circa 22 milioni di Euro, l’anno. Al giocatore ne rimane la metà, ma le tasse son sempre tasse, e vanno pagate.

Considerando un costo minimo del cartellino di circa 25 milioni di Euro, ed un contratto della durata di tre o quattro anni, una squadra che approcci questi campioni dev’essere pronta a mettere in bilancio, nella colonna del passivo, almeno 100 milioni di Euro.

Ecco, in realtà, cosa significa “top player”.

Almeno. Cento. Milioni. Di Euro.

Nessun top player è stato maltrattato, ferito, o danneggiato economicamente durante la stesura di questo articolo.


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