Il Milantatore – Il cammino di (San)Thiago

Amarcord. Ero in una strada polverosa di Butembo, Repubblica democratica del Congo, quando il 9 giugno 2009, tre anni fa, mi arrivò la notizia della cessione di Kakà al Real Madrid. Lo sapevo, mi sembrava ormai scontato. Non avevo mai creduto alle lacrime e ai cori sotto casa di Ricky quando qualche mese prima, a gennaio, spuntarono i milionazzi dell’emiro del Manchester City. L’avevo detto: “Tanto finirà al Real a giugno, e per meno soldi”. Andò così. Non ero improvvisamente diventato Nostradamus, Otelma o Giucas Casella.

Quei soldi, si sa, non finirono investiti sul mercato ma servirono a dare una boccata di ossigeno alle casse rossonere. Tre anni dopo le cose non cambiano. Va via Thiago Silva. Una volta c’erano i russi alla Abrahmovic e l’emiro del City, ora ci stanno pure il Malaga e il Psg, con i loro ricchissimi proprietari arabi. Talmente ricchi da strapagare Thiago Motta e Santi Cazorla. E così lo sceicco del Qatar ha chiesto al nipotino di aprire il vitellino (è musulmano, non ha il porcellino) e dargli quegli spiccioli giusti giusti per andare a fare la spesa a Milano.

Con 40-50 milioni di euro potrebbe legittimamente prendere in enfiteusi i marciapiedi di via Montenapoleone, e invece non si è fatto affascinare dal lusso del quadrilatero della moda. Alle parure di Damiani ha preferito gli anelli di San Siro. E dunque Thiago Silva potrebbe essere avviato verso il Parco dei Principi. Che non è il nome di una casa di riposo di lusso, ma la nuova casa di Leonardo e Carletto. Lì Leo vorrebbe portare pure Kakà e Pato, le altre sue grandi scoperte. Quando potevamo sbolognargli Pato per una cifra assurda, dicono siano prevalse fantomatiche ragioni del cuore. Una decisione Barbara.

Thiago Silva andrà via, questo è certo. Il precedente di Kakà insegna. Se non è il ricco Psg ora, sarà il Barça dopo. E non c’è bisogno di essere il mago Silvan, neanche Thiago Silvan. Tanto i soldi che arriverebbero al Milan non finiranno nel mercato. Altrimenti Galliani e Braida dovranno comprare sul serio almeno 4 o 5 giocatori. Meglio farli rientrare nelle casse della società. A luglio De Benedetti vuole cambiare la tappezzeria del salotto.

Giorgio Caccamo

@giorgiocaccamo

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