La domanda di Andrea Giunchi – Perchè il calciomercato estivo dipenderà da Di Martino, Abete, Cellino ed Allegri?

Se foste un brillante manager emergente, accettereste una magra offerta di lavoro, pervenutavi da un’impresa di scarso successo, che cambia Amministratore Delegato tre volte l’anno, che è ostacolata da autorità incompetenti, che ha sede in uno stabilimento disastrato, e sui cui dipendenti pendono pesanti accuse?
Con una metafora piuttosto demoralizzante, trovate sopra descritto il quadretto che un campione di calcio si trova davanti quando guarda alla nostra Serie A, ed alle offerte che da essa possono venirgli presentate.

Il calcio professionistico italiano è povero di liquidità, fa molte brutte figure sul piano internazionale, esonera allenatori a ripetizione, ha una classe arbitrale indegna, gioca in stadi orrendi e conseguentemente vuoti, ed è flagellato da indagini per frodi sportive e non.


Come rendere dunque possibile, per la nostra squadra del cuore, l’acquisto di Van Persie, Suarez, Tevez, Hazard, Higuain, Modric o Robben? Come potremmo trattenere Jovetic, Cavani, Lavezzi ed Ibrahimovic? Come potremmo evitare la fuga di piedi, oltre che di cervelli, come nel caso Eto’o?

Facendo sistema, blocco, gruppo.
Se non come società sportive, almeno come tifosi e come consumatori.
Il supercampione Samuel Eto’o, trasferendosi in Russia, ha accettato un’offerta faraonica che era stata invece respinta da altri campioni che giocano in Spagna ed Inghilterra.
Cosa potremmo fare per impedire che si ripeta tutto questo? Come potremmo influenzare il prossimo calciomercato?

Dovremmo spingere perchè il Procuratore della Repubblica di Cremona, il dott. Di Martino, porti a compimento una indagine seria, completa e definitiva sul calcioscommesse. Nell’interesse di tutti. Dieci partite truccate sono un’enormità, in una classifica decisa in media da distacchi di 2-4 punti. Una partita venduta, di fatto, può compromettere il campionato di tutti.

Dovremmo lamentarci della qualità complessiva degli arbitraggi, e non dei torti subiti solo dalle rispettive squadre.
Ogni giornata di campionato, almeno un paio di partite sono decise da clamorose sviste ed errori.
2 partite compromesse per 38 giornate = 76 partite = 228 punti in classifica mal distribuiti = 11,4 punti mal distribuiti per squadra = un campionato totalmente falsato.
La compensazione statistica, cioè “gli errori si bilanciano nel corso dell’anno”, è la valutazione del problema fornita dalla Federcalcio e dal dott. Abete, suo Presidente.
Per i tifosi-consumatori è da capire prima possibile che due torti subiti nelle prime due giornate di campionato non pesano quanto due torti subiti nel momento chiave del torneo. E che dunque la tesi del sistema calcio è insostenibile, persino offensiva per uno spettatore pagante.
Sembra che Abete abbia fatto suo il motto dividi et impera, e miri appunto a dividere tifosi e società, mettendoli uno contro l’altro, per mantenere salda la propria poltrona.

Dovremmo invocare la permanenza di un allenatore, e non il licenziamento sistematico di chi siede in panchina. Se il valore di una vittoria è determinato dalla qualità degli avversari affrontati, beh, vincere contro il Cagliari di Cellino non può valere granchè, visto che in Sardegna sono arrivati al quarto esonero dal 12 agosto: un allenatore ogni 50 giorni, roba da manicomio criminale.
In bocca al lupo a Ficcadenti a proposito, appena tornato – sì, tornato – dopo l’esonero dell’8 novembre, alla guida del Cagliari.
Oggi, 13 marzo 2012, a 2 mesi dalla fine del campionato di serie A, siamo già a quindici tecnici allontanati nella sola massima serie. Schizofrenia acuta e violenta.

Dovremmo gioire per i successi, sportivi ed economici, dei rivali.
Dovremmo capire che uno stadio di proprietà fa bene a tutti e non solo alla squadra che lo possiede.
Dovremmo comprendere che una vittoria in Champions League del Milan renderebbe più prestigiosa ogni giornata del nostro campionato, e più appetibile per un futuro pallone d’oro raggiungere la nostra squadra del cuore, allo scopo di sfidare i campioni d’Europa almeno 2 volte l’anno.

Dovremmo unirci, per uscire insieme dalla mediocrità generale.
Come nel discorso di Al Pacino in “Ogni maledetta domenica”.

È forse pretendere troppo?

Forse.
Ma rinunciare sarebbe arrendersi. Ed arrendersi significherebbe perdere ogni ragione per seguire il gioco che tanto possiamo amare.

 

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