Una paura del Diavolo

Ci sono momenti in cui il cuore del tifoso pare fermarsi un istante. Resta lì, senza fiato, immobile. Impotente. Vorrebbe entrare nella tv e lanciare via quella palla che danza pericolosa davanti al portiere, ma non può. E allora spera. A volte il pallone entra e il tifoso vorrebbe sprofondare, a volte no e sbuffa fuori l’aria come un mantice. La paura dopo il sollievo. Quella che hanno provato ieri sera i milanisti quando l’attaccante dell’Arsenal Robin Van Persie avrebbe potuto infilare il portiere del Milan Christian Abbiati. E non sarebbe stato un gol qualsiasi.

Champions League, ottavi di finale. All’andata il Milan ha strapazzato i Gunners a San Siro con un netto 4-0. Tutti contenti, anzi no. Il tecnico rossonero Massimiliano Allegri si era indispettito per un paio di gol sbagliati nel finale. Era apparso esoso, l’allenatore toscano. Poi, alla vigilia del ritorno di ieri a Londra, aveva avvertito tutti: “Non sarà facile”. E tutti a dire che erano frasi di circostanza, affermando che il Milan sarebbe passato facile. E invece.

Invece succede che il Milan scende in campo e dopo 6 minuti è sotto di un gol, dopo 20 minuti è sotto di due gol, dopo 40 minuti è sotto di tre gol. L’Arsenal corre che è un piacere. Ogni volta che Van Persie prende palla al limite dell’area, le arterie dei milanisti si ingrossano e poi si restringono. E gioca bene pure Rosicky, che i suoi annetti ce li ha. Il Milan arranca. L’imberbe Mesbah fa una fatica boia contro il velocissimo Walcott, Ibra come al solito in Champions ha la stessa voglia di stare in campo che è la stessa di un ragazzo che va all’Ikea con la morosa, Robinho lasciamo stare. Insomma, a fine primo tempo il Milan è a un passo dal rischio-rimonta. Con tutto il corredo degli incubi di La Coruna e Istanbul del caso.

Sono a vedere la partita in pub milanese. E sono l’unico interista in un mazzo di milanisti con il fegato che sembra una borsone di pelle. Ma non sono lì per gufare. Sono prima di tutto un amante del calcio, che ci crediate o no. Lo spiego anche ai miei degni compari: non essendo di Milano, non sento la ‘faida’ tra Bauscia e Casciavitt. Ed anche il mio cuore per un attimo si è fermato, quando van Persie avrebbe potuto fare il quarto gol. Abbiati è stato un grande e ha evitato la figuraccia. Diceva Fabio Caressa durante il Mondiale tedesco che il calcio è fatto di segnali. La paratona di Abbiati, fatta di riflessi, fortuna e faciloneria dell’attaccante avversario, è stata un segnale: da lì in poi, il Milan avrebbe portato a casa la pelle e così è stato.

Settimana prossima tocca all’Inter. Già l’angoscia mi pervade. Mi piace pensare che la parata di Abbiati permetta a Inter e Milan di scontrarsi un ipotetico derby nei quarti, sperano che i nerazzurri si qualifichino, e di questi tempi…Ma questa è un’altra storia, un’altra partita, un altro momento in cui il cuore potrebbe fermarsi.

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