Il compagno Capello

Ci provò Napoleone, ma non ebbe molto successo. E ci provarono pure i nostri nonni: affondarono impotenti nella neve, complici gli scarponi con la suola di cartone. Il Generale Inverno ha sempre tenuto lontano dalla Madre Russia gli stranieri, ma pare che ultimamente nulla possa contro i pacchi di verdoni dei magnati locali.

La campagna di Russia è cominciata lo scorso anno con Luciano Spalletti, convinto ad allenare lo Zenit di San Pietroburgo dai petro-rubli della Gazprom, sponsor della squadra biancoblu. Una scelta vincente, dato che il tecnico toscano ha vinto il campionato al primo colpo. La migrazione degli italiani verso le fredde lande ex-sovietiche ha riguardato anche molti calciatori, da Domenico Criscito (sempre allo Zenit) a Salvatore Bocchetti (al Rubin Kazan).

Abbiamo così imparato a conoscere squadre che prima ignoravamo, come il Rubin, che due anni fa ha anche incrociato l’Inter in Champions League. Ecco, l’Europa. Croce e delizia di Madre Russia. La sua conquista potrebbe arrivare attraverso il pallone. E i petro-rubli, chiaro. Grazie ad essi, abbiamo scoperto dell’esistenza di un’altra squadra, oltre che della sua regione di provenienza: l’Anzhi Machackala, squadra del Daghestan.

Una vera e propria irruzione, quella dell’Anzhi, nel panorama europeo. Un irruzione che ha fatto male soprattutto agli interisti. Succede che la scorsa estate misteriosi emissari del club arrivano a Milano per comprare Samuel Eto’o, attaccante camerunense che all’Inter fa di tutto: gioca, segna, fa l’attaccante, il difensore, l’allenatore in campo e pare che a fine allenamento dia una mano ai magazzinieri. L’offerta dei russi è allettante: 20 milioni di euro all’anno. Eto’o tentenna, dice no, poi ni, infine si trasferisce.

Non pago, ora l’Anzhi vuole Fabio Capello, allenatore pluri-decorato fresco di divorzio dalla nazionale inglese. sulejman Kerimov, magnate e parton della squadra, è disposto a dargli 10 milioni di euro all’anno. Personaggio interessante, Kerimov. Come tutti i ricconi russi, fioccano i sospetti sulle sue attività finanziarie. Tra i principali azionisti della Gazprom, Kerimov ha anche importanti partecipazioni nella berbank, la più grande banca russa. Una partecipazione che lo ha messo al centro di alcune polemiche, perché gli avrebbe permesso di ottenere finanziamenti per le sue imprese a tassi che di solito non vengono concessi. Una società di Kerimov è stato anche coinvolta, nel 2004, nello scandalo Oil for Food, il programma varato nel 1996 dall’Onu che doveva permettere all’Iraq di vendere petrolio in cambio di aiuti umanitari e che si trasformò in occasione per alcune grandi multinazionali amiche del regime di Saddam di attuare speculazioni sul suolo iracheno.

E dopo Oil for food, Oil for football. Capello nicchia, esattamente come Eto’o qualche mese fa. L’allenatore friulano si è ritirato a St.Moritz per riflettere. In attesa di prendere il cappotto pesante (altro che suole di cartone) e continuare la campagna italiana di Russia. D’altronde, il denaro non puzza. Nemmeno se viene dal petrolio.

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