Sufism Up

Dal calcio al sufismo il passo è breve. Questione di ideologie. E di piedi. Ma andiamo con ordine. Il protagonista della storia di oggi è Hatem Ben Arfa, calciatore franco-tunisino in forza al Newcastle, squadra che sta ben facendo nel campionato inglese. Il fantasista ex Lione e Olimpique Marsiglia non è mai stato uno stinco di santo. Per come va in giro, più che un calciatore sembra un bullo di periferia. Non ha mai disdegnato la buona compagnia di donne e alcool quanto basta nonostante la fede musulmana. Una fede che stava per farlo entrare in una setta di sufisti (appartenenti al sufismo, branca mistica dell’Islam).

 

Ben Arfa (al centro) con la maglia del Newcastle

 

Lo ha confessato lui stesso poco tempo fa. “Stavo prendendo la strada sbagliata. Cercavo la bella vita, ero ancora al Lione e mi interessai al Sufismo, una branca dell’Islam. Lessi molti libri e mi avvicinai grazie al rapper Abd Al Malik e al suo manager che mi indottrinarono. Era un periodo in cui ero molto vulnerabile: mi condizionarono dicendo che, chi non seguiva quella setta, sarebbe stato considerato un nemico. Avevo una visione idealistica della religione ma mi ritrovai isolato dal mondo. Il mio ego mi ha salvato: a un certo punto dovetti baciare i piedi del leader ma mi rifiutai. Capii che non era lo spiritualismo che stavo cercando e lasciai”. Più che l’ego, forse, lo ha salvato l’odore. Se la religione è l’oppio dei popoli, che almeno si cambi le scarpe ogni tanto.

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