Questione di immagine

Sia in Italia che in Spagna, a tenere banco in questi giorni è il possibile sciopero dei calciatori. Una sorta di lock out sulla scia di ciò che sta avvenendo in Usa con il basket, anche se qui sono i giocatori a volerlo imporre, non i club. Ma mentre la nostra serie A dovrebbe ancora partire a fine mese, la Liga spagnola è già sicura del fatto che la prima giornata salterà.

Iker Casillas, capitano del Real Madrid e della nazionale spagnola

Che succede in Spagna? Succede che, come vi abbiamo raccontato anche nei giorni scorsi, la crisi economica sta attanagliando sempre più il calcio. Dal Siviglia che cerca di recuperare soldi mettendo sulle proprie maglie le foto dei tifosi, al Getafe che cerca nuovi abbonati con un video dai tratti diciamo calienti, il problema è sempre lo stesso: manca il dinero. Per non parlare del Mallorca, prima vittima del Fair play finanziario voluto dal presidente Uefa, Michel Platini: i suoi problemi economici lo hanno visto escluso dall’Europa League (al suo posto è andato il Villarreal). Oggi sarebbe dovuto cominciare il campionato e invece niente. La Lpf (Lega calcio spagnola) e la Afe (Associazione calciatori) hanno tentato ieri un ultimo incontro per permetter il calcio d’inizio in programma questo week-end. Ma la riunione non ha risolto il braccio di ferro che vede i giocatori insoddisfatti per i mancati pagamenti dei salari da parte di più club di prima e seconda divisione. I calciatori continuano a chiedere il pagamento immediato degli emolumenti ancora non corrisposti, che interesserebbe 200 giocatori per un totale di circa 50 milioni di euro. Tra le altre rivendicazioni del sindacato c’è anche la richiesta per i calciatori di rompere unilateralmente il contratto nel caso in cui per tre mesi consecutivi non vengano corrisposti i pagamenti. Punto questo su cui la Lega non sembra voler cedere.

Ma non basta: un altro nodo da sciogliere è quello dello sfruttamento dei diritti d’immagine. I soldi sono pochi e giocatori vogliono raschiare quanto più possibile. Se le società non pagano, o non lo fanno abbastanza, ecco che potrebbero pensarci gli sponsor (o anche qui, quelli disposti a farlo). Ecco così che i diritti d’immagine (quelli che Aurelio De Laurentiis, presidente del Napoli, non vuol cedere in Italia) diventano oggetto di battaglia. Le società li vogliono tutti per loro, i giocatori non sono disposti a cederli. Non si sa come finirà, ma è improbabile pensare a un lock out potenzialmente infinito. I club ora puntano a far scendere in campo le squadre almeno per il weekend del 27 e 28 agosto. Questione di immagine. Del calcio e dei suoi lustrini.

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