Pensavo fosse calcio, invece era un calesse

In principio fu Silvio Berlusconi (com’è o come non è, alla fine si finisce sempre a parlare di lui). Nel 1986 il rampante Silvio acquistò il Milan e si presentò all’inizio della nuova stagione atterrando con il suo elicottero sui campi d’allenamento rossoneri a Milanello. Poi è stata la volta di Aurelio De Laurentiis, che da qualche anno a questa parte organizza la presentazione del suo Napoli su una nave da crociera. Ma questi sono dei ricconi e dunque un po’ eccentrici. Un presidente che arriva in calesse, tuttavia, non lo avevamo ancora visto. Fino a ieri sera.

Antonio Percassi alla presentazione dell'Atalanta nel 2010

Antonio Percassi era un difensore che negli anni Settanta ha fatto la sua onesta carriera tra Atalanta e Cesena. Si ritira tutto sommato presto dall’attività calcistica, buttandosi in quella imprenditoriale. Qui dimostra un buon fiuto per gli affari, soprattutto in quello edile, arrivando ad un volume delle sue attività stimato in 400 milioni di euro.  Imprenditore ormai affermato, decide di ritornare nel mondo del calcio assumendo la presidenza dell’Atalanta, dopo la morte del presidente Cesare Bortolotti, nella stagione 1990-91. Le sue idee sono innovative: puntare sul marketing, sull’immagine e sul rapporto con i tifosi, investendo molto sia nella campagna acquisti ma anche (e soprattutto) nel settore giovanile, rivitalizzato con l’arrivo di Mino Favini. Si dimette durante la stagione 1993-94, a causa di un campionato disastroso che porta la squadra nerazzurra in serie B, ed al suo posto subentra Ivan Ruggeri. Torna a capo della società il 4 giugno 2010 subentrando ad Alessandro Ruggeri, figlio di Ivan, che aveva abbandonato da tempo la presidenza per gravi problemi di salute. E meno male, aggiungiamo, sennò ci saremmo persi i continui show dell’Antonio, come lo chiamano affettuosamente i tifosi bergamaschi, che dopo la presentazione della squadra lo scorso anno si erano già innamorati di lui. I video creati da alcuni suoi fan già spopolano in rete e inquadrano bene il personaggio:

Certo è che nemmeno i tifosi stessi si aspettavano quanto successo ieri sera. Durante la Festa della Dea, che da 10 è ritrovo abituale di squadra e tifosi per l’inizio della nuova stagione, Percassi, maglietta bianca e sciarpa nerazzurra, ha fatto il suo ingresso su un calesse guidato da un cocchiere in cilindro e redingote, preceduto dagli sbandieratori e dalla banda, mentre partivano i fuochi artificiali. Il resto della dirigenza atalantina, per non essere da meno, era invece su carro armato. “Il nostro cuore ha sofferto, anzi soffre e piange ancora – ha detto Percassi ai tifosi – Dobbiamo reagire e stare tutti uniti, specialmente adesso. E’ in questo momento che dobbiamo fare vedere di che pasta siamo fatti: bisogna tirare fuori gli attributi. Vogliamo la Serie A con lo stadio pieno e i tifosi devono stare vicino alla squadra. Abbiamo stravinto il campionato sul campo. C’è rabbia dentro, che se esplode… Anche voi dovete essere così, rabbiosi sportivamente, dobbiamo essere uniti e compatti. Faremo una squadra competitiva, la rosa è già importante ma la rinforzeremo”.

Un gran finale adatto a richiamare l’orgoglio atalantino dopo le discussioni e i dubbi aperti dall’inchiesta sul calcio scommesse. «Ragazzi – ha poi ripreso Percassi – mai come quest’anno lo stadio dev’essere pieno, dobbiamo stare al fianco dei giocatori. Noi amiamo l’Atalanta, abbiamo il sangue nerazzurro. Stiamo lavorando per il presente e il futuro dell’Atalanta. Stiamo investendo molto in energie, strutture e uomini. La vostra forza ci crea entusiasmo. Stateci vicini, state vicini ai nostri ragazzi, noi siamo a fianco del nostro grande capitano». Potrà sembrare esagerato. Potrà sembrare ‘cafone’. Ma  uno così piace alla Bergamo che lavora sodo e che alla sera tutti a letto che domani si fatica, la Bergamo che ha già assolto capitan Doni. E piace anche a me. L’orgoglio a volte ti fa fare cose stupide, ma tiene vivo uno sport al quale le ultime vicende hanno fatto più male che altro.


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