Messico e Diego

Anche i gol compiono gli anni. Parliamo di quelli storici, che hanno deciso le partite più importanti. O quelli che valevano molto di più di una vittoria sul campo. I gol che oggi spengono 25 candeline sono due di questi. Non un semplice passaggio del turno in un Mondiale, ma il risveglio dell’orgoglio di un popolo ferito. Il 20 giugno 1986 Diego Armando Maradona affondava l’Inghilterra nei quarti di finale della Coppa del mondo in Messico. Fu il giorno di due gol storici, divisi da tre minuti:  prima quello di mano, poi quello più bello della storia del calcio.

Gli inglesi marciano sulle Falklands

I Mondiali si giocano in Messico, appena 16 anni dopo da quelli che videro trionfare il Brasile e mandarono in scena el partido del siglo. La Colombia ha rinunciato causa devastante terremoto. E proprio all’Azteca, teatro di quel 4-3, la Storia è pronta a ripetersi. Stavolta tocca ad Argentina e Inghilterra. I primi sono tra i favoriti del torneo e vorrebbero replicare il successo al Mondiale casalingo del 1978, mentre gli inglesi stanno un gradino sotto le tabelle degli esperti e vorrebbero tanto giocare un ruolo da outsider. Ma soprattutto, la nazionale dei tre leoni vorrebbe affermare sul campo di calcio una supremazia ottenuta con le armi 4 anni prima. Il 3 aprile 1982 partiva la Guerra delle Falkland. Quel giorno le truppe argentine del presidente Leopoldo Galtieri avevano invaso le Malvinas. Margareth Tatcher, in crisi presso il popolo inglese, prese la palla al balzo e inviò truppe, aerei, navi da guerra e sottomarini. In pochi giorni, le isole tornarono sotto la giurisdizione della Corona. Gli argentini vissero la sconfitta come uno smacco, una umiliazione che portò alla caduta, l’anno successivo, della dittatura militare.

La Mano de Dios

Davanti a 115mila spettatori, l’Argentina è pronta a riprendersi il maltolto. Il primo tempo si chiude 0-0, ma la Storia non si fa mai attendere. Passano 6 minuti dal rientro in campo. Maradona è argentino , è tra i più forti al mondo ma la Coppa non l’ha mai vinta. Anzi, ha chiuso il mundial spagnolo con una espulsione. Diego prende palla, punta l’area di rigore e con un paio di dribbling eleganti e potenti allo stesso tempo si avvicina alla porta difesa di Shilton. Cerca il triangolo con un compagno, la palla si alza a campanile. Il portiere salta per prenderla, Maradona anche. La prende l’argentino. Con la mano. E fa gol. Maradona esulta, sa che con un gesto furbissimo sta sublimando il desidero di una intera Nazione. Un gol di mano, convalidato, all’Inghilterra che li ha umiliati davanti al mondo. Nasce il mito della Mano de Dios.

Passano 3 minuti e quello stesso mondo si lustra gli occhi. Stavolta è l’Inghilterra a dover fare i conti con un’onta. Non si può passare alla Storia per un gol di mano. O meglio, non solo per quello. Non siamo argentini, non possiamo capire il gusto della vendetta. Vogliamo il gol onesto, regolare. Lo sa anche Maradona, che accontenta tutti. Prende palla a centrocampo e, come esordio del suo show, sceglie di liberarsi di due avversari con una ‘veronica’. Poi fugge sulla destra. Maradona non corre, danza. Sembra di vedere Carl Lewis ai Giochi di Los Angeles due anni prima, quando vinceva ori a ripetizione senza nemmeno toccare la pista, la sfiorava e basta. Diego accarezza l’erba e il pallone, ammaliato, lo segue fedele senza staccarsi dai suoi piedi. La sua danza prevede di saltare un altro avversario. Poi un altro. Resta solo il portiere, che esce dallo specchio della porta. Non stiamo nemmeno a dirvi che viene saltato anche lui, prima che la palla, malinconica perchè deve abbandonare i piedi de Dios, rotoli in rete. Due partite dopo, l’Argentina vincerà il Mondiale.

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