Senti chi parla

In un Paese libero, democratico e garantista, finchè non ti condannano puoi dire e fare ciò che più ti aggrada. Luciano Moggi, ex direttore sportivo della Juventus, per esempio, scrive articoli su Libero. Mica sul giornalino della parrocchia di San Puzzonio. Per chi non lo sapesse, Moggi è sotto processo a Napoli per il cosiddetto caso ‘Calciopoli’, esploso del 2006 alla vigilia del Mondiale tedesco. Sentite cosa scrive Moggi nel suo ultimo, commovente articolo: «Cinque anni dopo la gogna tocca ad altri». Il riferimento è soprattutto a Beppe Signori, che pare abbia scommesso forti cifre su alcune partite di calcio truccate.

Moggi al processo penale di Calciopoli

Prosegue Moggi affermando che per l’ex bomber di Lazio e Bologna «nessuno avrà pietà». Potrebbe fermarsi qui, invece Lucianone lancia stilettate in punta di penna degne del miglior editorialista. «Non mi sento di giudicare fatti e persone coinvolte». Poi ovviamente si auto-smentisce (opera di cui è fine maestro): «Leggo le carte e penso che in troppi si sono fatti prendere dalla smania delle scommesse, dei soldi facili», argomenta, sottolineando che «è troppo presto per condannare questo o quell’altro». Cui segue colpo di genio: «Con me invece ci hanno messo cinque minuti», aggiunge, ironizzando sulla pena di cinque anni e otto mesi di reclusione chiesta nei giorni scorsi dall’accusa al processo su Calciopoli in corso a Napoli: «Mi aspettavo di più. Che ne so: dieci anni, venti, l’ergastolo, i lavori forzati. Tutto perchè – mi sia concesso – ero il più bravo a fare il mio mestiere».

Sono passati 5 anni da quel 4 maggio 2006, giorno in cui uscirono le prime intercettazioni. Pochi giorni dopo, Moggi si dimetteva dalla Juventus, piagnucolando davanti alle telecamere (“Mi hanno tolto l’anima, me l’hanno uccisa”). Cinque anni, non cinque minuti. La radiazione da ogni ruolo sportivo gli è arrivata il 28 aprile 2010. Ora si aspetta cosa scaturirà dal processo penale in corso a Napoli. Nel frattempo, tocca sorbirsi queste ‘cime’ di grande giornalismo. In attesa che la giustizia faccia il suo corso.

Marco Paoloni

E la macchina della giustizia si è messa in moto da qualche giorno anche a Cremona, per la storiaccia del calcio-scommesse. Il coinvolgimenti di nomi noti del calcio come Signori o Cristiano Doni ha fatto scalpore; ma è la storia di Marco Paoloni quella che lascia più sbigottiti (vedi le foto del suo arrivo in aula a Cremona ieri). L’ex portiere della Cremonese, poi passato al Benevento, ha combinato un bel casino. Ha messo un potente ansiolitico nelle borracce dei suoi compagni per non farli vincere in una partita contro al Paganese. Si è riempito di debiti. Le voci dicono che abbia costretto la moglie a ipotecare la casa dei suoi genitori. E chissà cos’altro. La moglie lo ha pubblicamente difeso. Ma sono le intercettazioni telefoniche a farla da padrona, in questo caso così come fu per calciopoli. Sentite qua: «Che hai fatto amore mio…hai fatto un casino eh Marco?» dice ormai la moglie  consapevole. E lui, piangendo, risponde: «mi stavano addosso…mi stavano addosso Michè, ma io non gliela ho data vinta». «Marco, Marco, Marco… – impreca a questo punto la moglie – per favore, mi dici cosa è successo? Mi dici a chi c… hai dato questi assegni, voglio sapere cosa è successo».

Insomma, emergerebbe che la moglie si sarebbe scoperta economicamente per coprire il marito. Su Moggi, in fondo, mi viene solo da ridere. Su Paoloni meno. Si arriva anche a far male a chi ti sta intorno, quando ti sfugge tutto di mano.

Annunci

2 pensieri riguardo “Senti chi parla

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...