Lewis Enrique

L’americano a Roma è arrivato un paio di mesi fa. Thomas Di Benedetto, imprenditore italo-a stelle e strisce, ha rilevato la Roma Calcio dalla famiglia Sensi. Non appena arrivato, il nuovo patron ha subito capito come fare a conquistarsi i tifosi: il calciomercato. Dal suo arrivo in Italia, le voci più disparate hanno cominciato a circolare, giusto ora che siamo ai nastri di partenza dei traferimenti dei calciatori da una squadra all’altra. E ora che il campionato è finito, dopo un attimo di naturale scoramento, il tifoso può passare due mesi a fregarsi le mani e a sognare acquisti faraonici. Il tutto nonostante crisi e fair-play finanziario, la regola voluta dal presidente Uefa Michel Platini (proprio lui, l’ex giocatore della Juve) che impone un passivo massimo di 45 milioni di euro nei bilanci dei club europei. Ma prima di pensare ai giocatori, bisogna prendere l’allenatore. Vincenzo Montella, ex attaccante giallorosso ora tecnico della stessa Roma, non convince la nuova dirigenza. Si era parlato con una certa insistenza di Carlo Ancelotti, già giocatore della Roma e da poco licenziato dal Chelsea (dopo che l’anno scorso ha vinto il campionato inglese). Poi, un’altra ridda di nomi, alcuni improbabili, fino al botto: Luis Enrique.

Luis Enrique con la maglia blaugrana

In Spagna è praticamente un mito, anche se nel 1996 commise l’errore di passare dal Real Madrid al Barcellona. Che è come tradire tua moglie con sua sorella. Ne sa qualcosa un pallone d’oro come il portoghese Luis Figo, che fece il percorso contrario: andò dalla Catalogna alla capitale e i tifosi blaugrana non è che gradirono tanto. Il Real va a giocare al Camp Nou. Figo si avvicina alla bandierina per battere un corner e un tifoso, non soddisfatto del cambio di casacca, gli lancia una testa di maiale. A Luis Enrique non giunse nessun regalo suino. D’altronde fu lo stesso presidente del Real, Lorenzo Sanz, a non volergli rinnovare il contratto. Il centrocampista era già una colonna della Nazionale, era normale che l’altro grande club spagnolo ne approfittasse. Qui si conferma ad alti livelli: 17 gol al primo anno, 25 nel secondo, coppe e campionati. Il 16 maggio 2004, il ritiro, dopo la partita contro il Racing Santander. In tutto, 157 gare e e 14 gol con il Real, 207 presenze e 74 gol con il Barcellona, 62 presenze e 12 gol con la Nazionale. Nel 2008 diventa allenatore della Primavera del Barcellona, mostrando un gioco spettacolare.

Il giocatore mostra il naso rotto all'arbitro

In Italia, il ricordo di Luis Enrique è legato a un episodio che risale ai Mondiali di Usa 94. Ai quarti di finale si affrontano Italia e Spagna. Passeremo noi, grazie ai gol dei due Baggio, Dino e Roberto. Nei minuti finali, con la partita già sul 2-1, c’è un cross in mezzo dalla destra di Goicoetchea. Sulla palla sta per arrivare Luis Enrique, che però cade a terra. Davanti a lui il difensore Mauro Tassotti. Lo spagnolo si alza di scatto e corre verso l’arbitro, che non ha dato fallo, per protestare. Sembra una sceneggiata, poi la tv mostra il naso del centrocampista insanguinato. Il replay incastra Tassotti che abbatte Luis Enrique con una gomitata. Oltre la danno, la beffa: l’arbitro ritiene le proteste eccessive e espelle lo spagnolo. Al quale verrà comunque resa giustizia. Tassotti verrà in seguito squalificato per 8 giornate, chiudenedo così la propria carriera in Nazionale. Negli occhi di tutti, resta quel “Hijo de puta” urlato nei suoi confronti.

Dopo l’americano, lo spagnolo a Roma. E così, pare che gli States siano nel destino di Luis, che a questo punto potrebbe cambiare il suo nome in Lewis. Esto no se olvida, titolò il quotidiano sportivo spagnolo ‘Marca’ nel giugno del 2008, alla vigilia dei quarti di finale Italia-Spagna degli Europei, pubblicando in prima pagina la foto di quel giorno al Mondiale. Ora, Luis Enrique potrebbe proprio tornare in Italia. Pare sia scordato di tutto.

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