Il 5 maggio

Cinque maggio è/ quella data che/non si scorda più/merda neroblù (Curva sud del Milan)

Cosa è successo il cinque maggio? E’ morto Napoleone (Josè Mourinho)

Il 5 maggio del 2002, l’Inter gioca l’ultima giornata all’Olimpico di Roma contro la Lazio. I nerazzurri sono primi in classifica con 69 punti. La Juve, seconda con un punto in meno, gioca al Friuli contro l’Udinese. La Roma, terza a 67, gioca a Torino contro i granata. Sembra tutto pronto per la festa-scudetto dell’Inter, che aspetta di trionfare in campionato dal lontano 1989. La curva della Lazio è gemellata con quella nerazzurra e i tifosi biancocelesti, in rotta con la dirigenza, sembrano disposti a sacrificare il loro ingresso in Coppa Uefa (che arriverebbe con la vittoria contro l’Inter) pur di vedere la squadra allenata dall’argentino Hector Cuper vincere lo scudetto.

Non ricordo tutto di quel pomeriggio. Certo, la tensione durante il pranzo, lo stomaco chiuso come una prugna secca. L’inizio della partita e uno strano presentimento. In fondo siamo l’Inter, siamo abili a farci del male da soli. oddio, pensa se succedesse oggi. pensa se non vinciamo lo scudetto. A Udine, dopo 10 minuti, la Juve ha già chiuso la partita: 0-2, Del Piero e Trezeguet. L’Inter passa in vantaggio con Christian Vieri su papera di Peruzzi, poi il ceco Karel Poborsky pareggia. Gigi Di Biagio fa 2-1, poi accade l’imponderabile. Per chi non è interista. Perchè io, in fondo, nell’ingenuità dei miei 17 anni, lo sapevo che lo scudetto non lo avremmo vinto. Poco prima della fine del primo tempo, il terzino sinistro Vratislav Gresko sbaglia il retropassaggio verso il portiere Francesco Toldo, ancora Poborsky ne approfitta e fa 2-2. L’Inter accusa il colpo e nel secondo tempo crolla 4-2. La Juve è campione d’Italia, la Roma vince a Torino e arriva seconda. L’Inter chiude il campionato al terzo posto. (Rivedi qui i gol di quella partita).

Le immagini di quella giornata sono il pianto di Ronaldo e Marco Materazzi, la faccia impietrita del presidente nerazzurro Massimo Moratti in tribuna, la maglia della Juve che un compagno di classe burlone mi fece trovare sul banco il giorno dopo. In certi casi, non so cosa sia meglio: se rivivere il ricordo o fare finta di nulla. O indossare la maglia con la scritta Campioni del mondo, come sta facendo oggi uno che mi somiglia terribilmente. Forse, l’unica cosa da fare è parlarne senza particolari rancori: come di un momento passato, che resta, ma che al contempo è stato metabolizzato.

Forza Inter, sempre e comunque.

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