Quando il calcio rende immortali

Negli anni Quaranta c’era una squadra che era diventata un Mito. Una squadra che era riuscita a vincere ben 5 scudetti consecutivi e una Coppa Italia in un ciclo durato otto anni. Una squadra che schierava giocatori imbattibili come Valentino Mazzola (padre di Sandro, colonna dell’Inter degli anni Sessanta), Romeo Menti, Mario Rigamonti. C’era quella squadra sull’aereo che il 4 maggio 1949 li riportava a casa da un’amichevole a Lisbona contro il Benfica e che si schiantò contro il muraglione della basilica di Superga. In un attimo, quella squadra non c’era più.

Il Grande Torino

Nell’incidente persero la vita tutta la squadra, i dirigenti accompagnatori, l’equipaggio e tre dei migliori giornalisti sportivi dell’epoca (il fondatori di Tuttosport Renato Casalbore, Luigi Cavallero della Stampa e Renato Tosatti della Gazzetta del popolo e padre di Giorgio Tosatti, che avrebbe seguito la carriera del padre). L’incidente, secondo le ricostruzioni, è ancora oggi attribuito alle condizioni meteo pessime che imperversavano su Torino quel giorno. La nebbia e il vento fecero sì che l’aereo, in fase di atterraggio, si schiantasse contro il muraglione posteriore della Basilica di Superga.

I resti del trmotore Fiat G-212

L’impatto che la tragedia ebbe in Italia fu fortissimo. Il Torino fu proclamato vincitore del campionato e gli avversari di turno, così come lo stesso Torino, schierarono le formazioni giovanili nelle restanti quattro partite. Il giorno dei funerali quasi un milione di persone scese in piazza a Torino per dare l’ultimo saluto ai campioni. Lo shock fu tale che l’anno seguente la nazionale andò ai Mondiali del 1950 in Brasile viaggiando in nave. Gli eroi sono sempre stati immortali, agli occhi di chi in essi crede. E così crederanno i ragazzi, che il «Torino» non è morto: è soltanto «in trasferta», scrisse Indro Montanelli, in uno degli articoli più belli su Superga. Giusto per chi crede che il calcio, con il grande giornalismo, non c’entri nulla.

La curva del Torino al vecchio stadio 'Delle Alpi'. Da anni i tifosi granata attendono la ricostruzione del mitico 'Filadelfia'.

Oggi, come da 61 anni a questa parte, c’è la Torino granata che ricorda i suoi campioni. Da qualche tempo, il 4 maggio è diventata la ‘Giornata dell’orgoglio granata’. Da qualche tempo, il Torino non è più quello di una volta: dopo l’ultimo scudetto firmato Pulici-Graziani nel 1976 e la Coppa Uefa persa nel 1992 contro l’Ajax (con due pareggi tra le finali di andata e ritorno), ora la squadra fa su e giù tra Serie A e B. I tifosi granata sanno soffrire; hanno imparato a farlo nel corso degli anni. Ma il loro orgoglio non morirà mai. Come il Grande Torino.

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