Memorie da tifoso

Nel 2008, quando ero un giovane studente dell’univesrità di Parma, aprii un blog su richiesta di un professore, per un esame. Era la prima volta che mi cimentavo in questa impresa e francamente non sapevo di che scrivere. Puntai sul calcio, ça va sans dire. Ripubblico con un filo di nostalgia uno dei miei post.

Solitamente nei week end lavoro. Provo ad imparare il mestiere collaborando presso la redazione ravennate del Corriere di Romagna. Calcio dilettante, soprattutto. Ormai la stagione è agli sgoccioli, il mio caporedattore mi fa: <<il prossimo fine settimana sei libero>>. Decido così di restare su a Parma, per evitare distrazioni varie (vedi Duna degli Orsi) ed allungare un po’ le già esigue ore di studio, gli esami sono alle porte.

Venerdì all’ora di pranzo mi chiama il mio amico Fabio. Il mio amico Fabio è, al pari mio, malato di pallone. In agosto siamo anche andati in giro per l’Appennino a vedere un paio di amichevoli estive del Ravenna, per dire.

Il giorno dopo il Ravenna gioca a Modena. Partita fondamentale in chiave salvezza.

<<Andiamo vero?>>

<<Devo studiare>>

<<Dai non fare il cretino>>

<<Lo sai: quando è no è no>>

Sabato alle 12.40 sono in treno, direzione Modena. Ci vediamo fuori della stazione, Fabio è arrivato in macchina da Ravenna. Dobbiamo andare a vedere una partita, ma lui sembra più pronto per un incontro con le autorità cittadine: capello taglio John Lennon (prima di conoscere Yoko), camicia bianca, pantalone a quadri, cappellino marrone in tinta con le scarpe. Provo a controbattere con la mia Lacoste, ma non c’è storia. Sono passate da poco le tredici, mancano tre ore alla partita. Decidiamo di fare un salto in biglietteria, poi si va a mangiare, abbiamo tutto il tempo. Quello che ci manca è invece il biglietto per la curva ospiti. Si possono acquistare solo in prevendita e fino alle 19 del giorno prima. Arrivo alla biglietteria, sfodero il mio charme con la signorina dietro il vetro, ma il biglietto per la curva ce lo possiamo scordare. Ne prendiamo due per i distinti, in mezzo ai modenesi, che mi dicono non apprezzare molto i ravennati. Noi però sciarpe o vessilli non ne abbiamo, non sarà un problema confondersi tra i tifosi di casa.

Ci incamminiamo verso il centro per mangiare. Ero già venuto a Modena in ottobre e mi ero fermato a pranzare in un locale in Piazza Duomo: 15 euro e mangi quanto vuoi, ti servi da solo ad un ricco buffet. Entriamo e a Fabio si bagnano gli occhi per l’emozione. Da parte mia, vorrei direttamente buttarmi a volo d’angelo su un tagliere grande così pieno di affettati, ma mi trattengo. Da quanto mangiamo sembra che non lo facciamo da almeno due mesi.

Caffè, pit-stop in bagno, sigaretta e via verso lo stadio.

Arriviamo alle tre e un quarto. Passiamo i tornelli, entriamo. Chi è mai stato in uno stadio di calcio? Quando entri e vedi il verde del campo, ogni volta è un tuffo al cuore. Come la prima volta. Il “Braglia” poi è un gioiellino, senza pista d’atletica, sembra uno stadio all’inglese. Peccato che la copertura non copra tutta la tribuna e la nostra fila è sotto il sole. Troppo caldo, aspetto un po’ sotto la tribuna, all’ombra. Provo ad intercettare qualche ravennate, due chiacchere con i baristi, sigaretta. Quattro meno cinque, si torna su. Mi procuro un giornaletto di quelli che trovi sempre negli stadi, mi servirà da cappello. Butto un’ occhio al settore ospiti, ben nutrito di ravennati. Noto alcune facce amiche, ma il fischio d’inizio mi richiama all’ordine.

Si capisce subito che Varrella ha cannato la formazione iniziale. Ha sempre giocato col 4-4-2, ma oggi di punte in campo ce ne sono tre. Succi gioca troppo largo e non può vedere la porta, Rossetti passeggia per il campo, mi chiedo se abbia almeno pagato il biglietto. Terzino sinistro Nicola, che già al rientro con il Messina aveva fatto bene. Oggi non farà bene. Noto più per le sue prodezze alcoliche fuori dal campo, sulla sinistra è un disastro, Antonazzo lo salta sempre e sembra Zambrotta. Soffre il Ravenna e soffriamo anche noi. Vuoi per il caldo, vuoi per la tensione, ma al 15’ la situazione è già tragica. Mani: due spugne. Salivazione azzerata. Due trote marce sotto le ascelle. Siamo accerchiati da tifosi modenesi particolarmente incazzati e sovrappeso. Quello che mi sta vicino, poi, fuma come un altoforno ed è grasso e sudato come un boiler. Paratona di Marruocco su Bruno, la palla poi sbatte sulla traversa ed esce; il boiler mi dà una gomitata e sorride. Se me la dava più piano, la gomitata, stavo anche meglio, ma devo fare buon viso a cattivo gioco e sorrido a mia volta. Sento puzza di gol modenese, che arriva a tre dalla fine del primo tempo. Cross di Antonazzo, lo sciagurato Nicola salta e intercetta con un braccio. Ayroldi indica il dischetto, Pinardi trasforma. 1-0. Eccolo lì, se stavo a casa era meglio.

Intervallo. Scendo sotto la tribuna in cerca di fresco e di un bagno. Ennesima sigaretta, poi risalgo. Fabio è trasfigurato dal dolore, poi comincia a predicare calcio:

<<Se toglie Rossetti e mette Trotta, è fatta, gliene facciamo tre>>.

Lo guardo con un misto di pena e tristezza; ma nei momenti difficili ci si aggrappa a tutto, così accetto e rilancio, nonostante il lauto pranzo appena affrontato:

<<Se ci prendi ti offro una cena>>.

Rientro in campo. Trotta al posto di Rossetti, si torna alle due punte. Al 57’ Perna butta giù Anzalone in area, rigore per il Ravenna. Succi: 1-1. Fabio si alza in piedi di scatto, poi si risiede. Io non muovo un muscolo, temo il boiler. Il Ravenna gioca come non l’avevo mai visto, i giocatori hanno la bava alla bocca e colpiscono tutto quello che si muove. Sforzini quando giocava nel Modena veniva deriso tipo scemo del villaggio. Oggi, che gioca nel Ravenna, di quel villaggio sembra il sindaco. Trotta è un uomo meraviglioso, Olive a tratti commovente, Marruocco si riabilita dopo alcune partite non esaltanti. Al 70’ angolo del Ravenna: spiovente forte e teso, Frezzolini incerto, Succi stacca e raddoppia di testa. Afferro un braccio di Fabio, che stavolta resta seduto, e lo stringo forte. Passa poco e Pinardi falcia Ingrosso, rosso diretto. Gli hanno appena espulso il giocatore migliore, è fatta. Guardo il tempo sul tabellone sempre più spesso. Cinque minuti di recupero. L’ultimo minuto è un mantra continuo: <<dai fischia dai fischia dai fischia…>>. Fischia. Ci alziamo e ci abbracciamo, mentre attorno a noi piovono i fischi dei modenesi.

Il rientro a Parma, in treno prima e sull’autobus poi, è di una serenità incredibile. Mi sento felice come solo un tifoso può sentirsi. Prima di aprire il portone di casa, un ultimo sguardo a via D’Azeglio. Decine di ragazzi che entrano ed escono dai negozi, che parlano e sparlano, che cercano il modo migliore per apparire. Avranno passato così tutto il pomeriggio. Quelli lì non hanno capito niente. Sospiro di soddisfazione, poi il portone si chiude alle mie spalle.

 

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...