Ciao Fenomeno

“Io non ho mai visto giocare uno così”. Alvise ed io siamo in mensa. Parliamo di calcio, come di solito fanno la maggior parte degli uomini nella maggior parte del tempo. Fuori piove, il cielo è grigio. E’ il giorno dopo S.Valentino. San Faustino. Le coppie hanno già festeggiato ieri sera, oggi tocca ai single. C’è chi lo è per scelta, soprattutto degli altri. C’è chi lo è perchè ha l’alito che sa di impepata di cozze, o è troppo basso, o stupido. E c’è chi lo è perchè è stato lasciato. Ecco, io sono uno di quelli. Ieri Ronaldo mi ha lasciato. Mi ha tradito per la seconda volta. La prima quando vestì la maglia del Milan, dopo aver incantato i tifosi dell’Inter. Ieri, un altro colpo mortale.

Luis Nazario da Lima, in arte Ronaldo, si è ritirato dal calcio. Lo ha annunciato in una conferenza stampa nella quale, a un certo punto, è scoppiato in lacrime. “Non ce la faccio più. Penso a un’azione ma non riesco a eseguirla. Soffro di ipotiroidismo, per dimagrire dovrei prendere degli ormoni e sarebbe doping, ma non biasimo chi ha scherzato sui chili. Non mi interessa, ho avuto il meglio”. Da Fenomeno, era diventato il Gordo, il grasso. Una carriera iniziata e finita in Brasile, dagli esordi nel Cruzeiro all’ultimo match con il Corinthians. In mezzo l’Europa: Psv Ehindoven, Barcellona, Inter, Real Madrid, Milan. Biciclette, doppi passi, un gran gol in finale di coppa Uefa contro la Lazio (tanto per citarne uno) per un totale di 141 segnature nel solo Vecchio Continente. Metteteci anche due palloni d’oro e due Mondiali.

Ma non serve fare la conta dei gol e dei trofei (pochi, per uno come lui). Servono gli occhi di un bambino. Stagione 1997/98, ultima di campionato. L’Inter gioca in casa contro l’Empoli. L’Inter è ormai seconda, lo scudetto (rubato, rubatissimo) va alla Juve. Quell’anno frequento la terza media e a S.Siro non ci sono mai andato. Comincio a stressare mio padre, che è di simpatie bianconere. “Mi porti a S.Siro a vedere Ronaldo?” diventa il mio ritornello per tutta la stagione. Mio padre aveva due opzioni: picchiarmi forte con un randello nodoso, oppure accontentarmi. Così, una tarda mattina di metà maggio mi ritrovo in macchina, direzione Milano. Ecco: prima volta a S.Siro, prima volta che vedo Ronaldo dal vivo. E’ grazie al Fenomeno se la mia passione per il calcio (e per l’Inter) è esplosa definitivamente. Ronaldo è stato il mio punto di non ritorno. Vi lascio capire la mia amarezza nel vederlo andarsene, prima al Real Madrid, poi addirittura al Milan. E non oso rivelarvi il mio dolore quando l’ho visto segnare nel derby con la maglia sbagliata ed esultare mettendosi le mani alle orecchie. E il dispiacere nel vederlo rompersi il ginocchio più volte.

A un certo punto credevo di odiarti, Ronie. Mi hai fatto male quando ti sei messo quella maglia. Ora che hai appeso le scarpe al chiodo, come ogni volta che un campione si ritira, il calcio non sarà più lo stesso. E io mi sento già un po’ più vecchio, perchè ho avuto la fortuna di vederti giocare. Soprattutto con la maglia giusta.

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