Piada e sushi

Ieri notte il Giappone ha conquistato un posto nella finale della Coppa d’Asia. Al termine di una partita combattuta, i nipponici hanno superato la Corea del Sud ai calci di rigore. Un bel “e chi se ne frega” non ci starebbe neanche così male, se non fosse che l’allenatore del Giappone è il romagnolissimo Alberto Zaccheroni.

Giovanni Trapattoni

Strano ma vero, la selezione nazionale di un Paese può essere guidata da un tecnico di un’altra nazionalità. Un’usanza nata già nei club stranieri. Il più famoso caso di allenatore nostrano passato ad un club straniero è quello di Giovanni Trapattoni. Nell’estate del 1994, il ‘Trap’ firmò per il Bayern Monaco, in Germania. Qui vincerà campionato e coppa nazionale, diventando un mito. Non solo come allenatore, ma come personaggio. In una celebre conferenza stampa, il tecnico di Cusano Milanino sbroccò, condannando il povero giocatore Strunz a una vita di sfottò pure nel suo Paese.  Poi vennero, nell ordine: Benfica (Portogallo), nuovamente Germania (Stoccarda, ma senza vincere il campionato) e Salisburgo (Austria). Trapattoni è attualmente l’unico allenatore italiano ad aver vinto 4 titoli in altrettanti campionati di diverse nazioni (e primo nel mondo assieme a all’austriaco Ernst Happel). Nel 2008, dopo la sfortunata avventura con l’Italia, è tornato ad allenare una nazionale, l’Irlanda. Anche nella terra dei trifogli il Trap è diventato un mito. Con una squadra tecnicamente modesta ha sfiorato la qualificazione ai mondiali in Sudafrica nel 2010, rubatagli dalla Francia da un assist di mano di Henry per il gol decisivo di Gallas.

Cesare Maldini

Altri allenatori, nel tempo, si sono trasferiti in club esteri. Alberto Bigon e Alberto Malesani, ad esempio, hanno cercato fortuna in Grecia. Il secondo è rimasto celebre, più che per i risultati, per un’altra leggendaria conferenza stampa. Ai mondiali di calcio del 2002, mentre Trapattoni affondava contro la Corea del Sud, il triestino Cesare Maldini diventava tecnico del Paraguay. Venne sconfitto con onore agli ottavi dalla futura finalista Germania e ora fa il commentatore televisivo per il network arabo Al-Jazeera assieme all’ex giocatore dell’Inter Alessandro ‘Spillo’ Altobelli. (E non venitemi a dire che non vi ricordate, oh voi infedeli del Dio Pallone, chi era Spillo. Vabbè, vi diamo una mano). Poi è toccato a Capello, dal 2008 allenatore (pagato a peso d’oro) niente meno che dell’Inghilterra.

 

Alberto Zaccheroni

Ora tocca a Zaccheroni. Un tecnico dall’aria placida, ma che non le ha mai mandate a dire, nemmeno al suo ex datore di lavoro Silvio Berlusconi. Uno che, da classico signor nessuno, è passato dai campi di periferia come Cesenatico e Riccione a Tokyo. Dalla Piadina al sushi, passando per i miracoli di Udine (terzo posto mai più ripetuto) e Milano (scudetto con il Milan nel 1999, anno del centenario della squadra rossonera; qualificazione in Coppa Campioni con un’Inter mezza disastrata nel 2003). Le doppie recenti esperienze torinesi (prima il Torino, poi l’anno scorso la Juve) lo hanno convinto ad uscire dai confini patrii. Oltre a un ricco contratto. Lo stesso che convinse Totò Schillaci a passare dall’Inter al Jubilo Iwata nel 1994. L’anno prima era nata la J-League, la serie A giapponese. I soldi contano, ma anche il fatto che i tecnici italiani all’estero vengono tenuti in grande considerazione favorisce il loro emigrare. Siamo convinti che Zac farà bene. Al di là del risultato conquistato stanotte. Perchè è come i giapponesi. Placido, educato e con idee innovative (vedi il 3-4-3 varato con l’Udinese). In Giappone il mare c’è, ed è meglio della Riviera Romagnola. Se a Tokyo il piatto nazionale fosse la piadina, Zac avrebbe già preso la cittadinanza.

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