Alessandro Oliva
Nasce la prima domenica di luglio e per questo si arrogherà per sempre il dovere morale di essere stanco. E’ talmente pigro che – a differenza dei suoi compatrioti – si rifuita di salire sul carro dei vincitori e decide così di tifare Inter. Un giorno viene a sapere, per caso, che fare il giornalista è meglio che lavorare. Si presenta così all’edicola. Una volta chiarita la differenza tra giornalista e giornalaio, bussa alla porta del Corriere di Ravenna. Una volta chiarita la differenza con il Corriere della Sera, resta lì per 4 anni, poi lo fanno entrare. Fa la spola tra Ravenna e Faenza, dove segue le mirabili gesta della squadra di calcio locale per raccontarle agli esperti e avidi lettori romagnoli (tra cui Gianni Drudi è l’esempio più siginificativo). Poi si sposta al Resto del Carlino. Una volta chiarito l’equivoco che non si tratta della parte restante di un cane di piccola taglia, si dà alla cronaca locale. Esordisce con il racconto di un funerale, facendo scongiuri per mesi. Finito di toccarsi le parti basse, entra nella scuola di giornalismo Walter Tobagi di Milano, dove incontra Lorenzo Lamperti e Giorgio Caccamo. Una volta chiarito l’equivoco che non si tratta di una clinica di riabilitazione per persone dipendenti da Dawson’s Creek, diventa loro amico e li coinvolge loro malgrado nel progetto di Viva la Fifa. Gli stage a Linkiesta e Sky Sport gli hanno dato tanto. E gli hanno soprattutto insegnato che l’amicizia è il bene supremo.
Lorenzo Lamperti
Nasce epifanicamente in un nevoso sabato di carnevale, il giorno in cui la Gazzetta annuncia l’arrivo di Rummenigge all’Inter. Cresce con addosso una maglietta nerazzurra, sempre la stessa, sino all’età di 11 anni, quando è costretto a farla rimuovere da un chirurgo plastico. Sin da piccolo è un amante della buona cucina, in particolare del salamino piccante del Motta Grill di Somaglia. Dopo aver fallito la carriera di calciatore, cantante, showman e benzinaio prende una decisione: “Non mi resta che fare il giornalista”. Segue il calcio con grande sportività e imparzialità, tanto da ricevere per tre anni consecutivi il premio di “Miglior Interista Anti Juventino Anti Milanista Testa Di Cazzo”, consegnatogli da Giorgio Ravaioli. Celebre per la tranquillità e la morigeratezza con cui segue le partite allo stadio, ama il bel calcio tanto che il suo motto è: “Tirala su, cazzo!”. Manciniano credente e mourinhano praticante, nel settembre 2010 la sua carriera giornalistica conosce una svolta. L’incontro professionale con Alessandro Oliva è decisivo: “Pensavo di fare schifo, ma ora ne ho conosciuto uno che fa più schifo di me”. Dopo un’esperienza a Mediaset, dove si occupa di cultura e spettacolo, approda all’Ifg Walter Tobagi, dove per ignoti motivi viene ribattezzato “Presidente”, abbreviato “Près” o più amichevolmente “Stronzo”. Abbandona la compagnia e va ad Affari Italiani, dove è redattore nella sezione cronache. L’illusione di un futuro decente si infrange su Viva la Fifa.
Giorgio Caccamo
Nato a sud di Tunisi. E mica è colpa sua se una volta la Sicilia era attaccata all’Africa… Viene dalla provincia di Ragusa, la più meridionale d’Italia (sì, esiste anche Ragusa, non solo Siracusa). Sarà la provenienza o chissà cos’altro, ma è curioso di geografia e storia sin dai tempi dell’infanzia. La sua fase dei perché è stata caratterizzata soprattutto da fastidiose domande sul significato delle targhe automobilistiche, dicono. Ecco perché quando è arrivato il momento di decidere cosa fare da grande, ha saggiamente deciso di rinviare la risposta con 5 anni di studi universitari in scienze politiche, diritti umani e cooperazione internazionale. Per imparare il mondo. Due tesi di laurea sullo sport: una sul calcio, l’altra sul cricket. Sembra di no, ma tutto nella sua incoerenza ha un senso. Tre e mesi e mezzo di lavoro in quello che fu il Congo belga gli hanno aperto gli occhi e ha deciso che doveva provare a raccontare certe cose. Prima di arrivare alla meta, il giornalismo, è riuscito pure a farsi portare in carcere. Uscendone comunque ogni giorno: mediatore culturale, più prosaicamente una mano d’aiuto agli studenti stranieri della scuola del carcere di Modica. E poi, dunque, il giornalismo: a PeaceReporter e Lettera43 si è occupato di esteri, al Corriere di Bologna di cronaca locale. Poi è pure fissato con la mafia. Spera che la passione non sia reciproca. Di recente, Michele Greco gli ha augurato la pace.